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Bonus ai deputati e referendum sul taglio dei parlamentari: "Cinque fessi che servivano perché il No è avanti nei sondaggi"

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La questione dei cinque deputati che hanno chiesto e ottenuto il bonus da 600 euro per le partite Iva è scoppiata come un fulmine a ciel sereno. Al punto che proprio la tempistica lascia pensare che ci sia sotto qualcos’altro di molto più importante dell’avidità di qualche politico che si è avvantaggiato della legge sgangherata fatta dal governo presieduto da Giuseppe Conte. Non può di certo essere sottovalutato il fatto che Luigi Di Maio sia stato il primo a scagliarsi contro i cinque deputati (si vocifera che siano tre della Lega, uno del M5s e uno di Iv) e che l’informazione provenga dall’Inps a guida grillina.

 

 

Due dettagli non da poco, che alimentano dubbi e tirano in ballo anche il referendum del 20 settembre, quando gli italiani saranno chiamati ad esprimersi sul taglio dei parlamentari. Questa bomba del bonus Inps è scoppiata proprio nei giorni in cui la campagna per il No stava andando alla grande, convincendo la gente della necessità di tenere alta la rappresentanza parlamentare, soprattutto in un periodo storico in cui è stata messa ai margini. A riassumere bene la vicenda è l’ex Dc Gianfranco Rotondi: “Chiamo un bene informato e domando: chi sono questi cinque deputati? Risposta: cinque fessi che ci servivano perché nei sondaggi il No stava andando avanti. Tutto chiaro”. Così chiaro da essere superfluo aggiungere altro. 

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