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Giuseppe Conte, il retroscena: "Le misure funzionano", poi la retromarcia. Come e perché si è arreso ai rigoristi

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Il Natale che vivremo potrebbe essere il primo con il lockdown. Dietro questa ipotesi c'è in atto uno scontro politico all'interno del governo tra le varie anime che lo rappresentano, ma anche tra gli stessi tecnici del Cts. Per la chiusura totale è il ministero della Salute, Roberto Speranza, che cita il direttore della Prevenzione Gianni Rezza uno degli esperti del Comitato Tecnico Scientifico. Con Rezza però non sono d'accordo tutti i membri del Cts. La riunione del comitato, indetta proprio per decidere quali provvedimenti suggerire sulle strette, è andata per le lunghe tra spaccature e polemiche. Alla fine, dopo molte ore, si è chiuso comunque con il verbale firmato all'unanimità, in cui si chiede sì "un rafforzamento dei controlli da parte delle forze di polizia, ma in cui non si accenna affatto a zone rosse, arancioni o gialle". Gli scienziati, per questa decisione, delegano la scelta al governo

 

 

 

"Una riunione difficile e intensa. Alla fine abbiamo raggiunto un punto d'incontro e condiviso all'unanimità la necessità di inasprire le misure di contenimento del contagio. Al ministro Roberto Speranza e al governo abbiamo quindi suggerito di considerare quanto previsto dalla normativa già in vigore", ammette infatti il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo. Così proprio il premier Conte, da sempre più morbido rispetto a Speranza sui provvedimenti da adottare, annuncia che "il piano per le festività natalizie avrà qualche misura ulteriore". Una scelta che sembra andare incontro alle richieste di Speranza. Un passo indietro quindi per il premier che teme di scontentare troppo gli italiani rovinandogli le feste natalizie.  Anche perché Conte è alle prese con la possibile minaccia di una crisi di governo causata da Matteo Renzi e Italia Viva.  Al Senato, infatti, la maggioranza non è riuscita a presentare una mozione unitaria sugli spostamenti. C'è ne è stata una del Pd (mobilità fra i piccoli comuni nei giorni di festa),  e l'altra proprio di Italia Viva (impegnare il governo a disporre aperture o chiusure in base ai dati scientifici).

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