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La sinistra senza argomenti ora si aggrappa alle tasse

Iuri Maria Prado
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Magari la Repubblica fosse veramente di chi paga le tasse. Sarebbe giusto se fosse così, secondo la dichiarazione di fine anno del capo dello Stato, ma non è nemmeno lontanamente così: perché quelli che pagano le tasse davvero, e cioè i produttori, sono in realtà i meno considerati e i più emarginati dalla Repubblica fondata sul lavoro dei pochi che mantengono i tanti. E questa è una verità spiacevole per i molti che prevedibilmente e penosamente si sono affrettati all'applauso su quella frase di Sergio Mattarella giusto perché poteva venir buona per l'inizio della militanza social 2023 contro il governo fascista amico degli evasori.

 

 

 

SEMI-DELITTO

La realtà è che quella requisitoria presidenziale si presta perfettamente a un'impostazione opposta a quella di chi l'ha celebrata con desolante retorica da giustizia sociale, e anzi si può dire che l'usurpazione proprietaria dei beni repubblicani è esercitata perlopiù da quelli che non lavorano e pagano le tasse per modo di dire, cioè la vastissima riserva di nullafacenti o tutt' al più di occupati sulla carta per cui le tasse costituiscono una specie di partita di giro e non, come invece accade per i produttori, la feroce spoliazione di quanto essi portano a casa da oggi a fine agosto. Non si dice e piuttosto si rinnega, anche se è sotto gli occhi di chiunque, ma il livello di protezione che la Repubblica assicura a chi fa poco o nulla, e poco o nulla contribuisce al fabbisogno comunitario, è molto più alto rispetto a quello garantito alle vittime inermi della sanguisuga pubblica. Così come non si dice, anche se pure questo è evidente a tutti, che a determinare quell'odioso scollamento non è tanto l'evasione fiscale, ma l'enorme dissipazione di risorse pubbliche per il mantenimento dell'inefficienza e degli equilibri parassitari che costituiscono appunto il diritto dominicale che i ceti assistiti e sussidiati esercitano con ferocia sulla Repubblica del lavoro altrui.

Quelli che davvero pagano le tasse non solo non vantano diritti sul sistema repubblicano dei diritti acquisiti, ma ne sono espulsi, salva la chiama un paio di volte all'anno per la tosatura democratica: ché allora riacquistano, in precario, il titolo di cittadini. E non nella misura in cui producono ricchezza, che è un semi-delitto, ma nella misura in cui se ne privano, o per meglio dire nella misura in cui lo Stato gliela sgraffigna.

 

 

 

MULO SFIANCATO

Sarebbe dunque stato giusto semmai al condizionale, il discorso del presidente Mattarella. E cioè se avesse detto che la Repubblica, se fosse ben intesa e organizzata, dovrebbe appartenere a chi paga le tasse. Appartiene invece a chi di tasse si nutre. Appartiene ai troppi che, non producendo nulla e partecipando al gravosissimo circuito improduttivo del Paese, costituiscono essi stessi la monumentale tassa sulla groppa di questo mulo sfiancato e sempre più ischeletrito che è il ceto produttivo.

 

 

 

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