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Attilio Fontana, dopo anni di insulti... la frase che dice tutto sul governatore

Fabio Rubini
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La vittoria del centrodestra in Lombardia è innanzitutto la vittoria di Attilio Fontana, un politico capace e un uomo per bene che per anni ha dovuto subire attacchi, calunnie e insulti come mai nessuno prima. Dalla stampa e dai politici di sinistra, che gli hanno rivolto accusare che andavano ben al di là del ruolo di critica che giornalisti e opposizioni devono avere nei confronti di chi governa. È la rivincita di Fontana verso tutti quelli - e non sono stati pochi - che hanno storto il naso quando il Centrodestra lo ha ricandidato preferendolo alla Moratti. E per osmosi è anche la rivincita di tutti quelli che - pur senza fare sconti hanno giudicato l'operato di Fontana per quello che è stato, ponendolo sotto una luce di realtà e non di fantasia. Tirandolo per la giacca quando andava fatto, ma riconoscendogli anche una lungimiranza che lo ha portato a prendere decisioni importanti- anche se impopolari- che alla fine gli hanno dato ragione.

 

 

 

MASCHERINE E LETTI

Per brevità ne ricordiamo solo due: è stato il primo a indossare la mascherina, quando ancora non era obbligatorio. Per questo venne tacciato di essere un irresponsabile e uno che metteva paura alla gente. Il giorno seguente l'apparato del Pd si mosse tra appelli per la «Milano che riparte» e gli aperitivi sui navigli per «abbracciare un cinese». Da lì a pochi giorni, purtroppo, tutti abbiamo scoperto chi aveva ragione, Fontana, e chi drammaticamente torto, la sinistra. L'altro episodio emblematico è quello che ha riguardato l'ospedale in Fiera, pagato interamente con soldi di donazioni private. Per quell'idea- che successivamente è stata copiata da mezzo mondo - si è scatenata una caciara indegna, fatta di accuse e di sberleffi sui numeri reali dei pazienti salvati durante la prima ondata. La rivincita Fontana se l'è presa durante le ondate successive, quando i letti in Fiera hanno permesso agli altri ospedali del territorio- non solo milanese - di salvare anche le vite di quelli che non erano malati di Covid. 

Per non parlare - e la chiudiamo qui- delle numerose inchieste dalle quali Fontana è stato prosciolto. La più infamata delle quali è stata quella delle Rsa. Il governatore venne accusato di aver mandato i malati di Covid all'interno di quelle strutture e di aver infettato gli anziani. Un'infamata bella e buona smontata dalla magistratura e dai numeri della pandemia che hanno dimostrato come il tasso di mortalità lombardo all'interno delle Rsa era perfettamente in linea con quello del resto delle regioni italiane colpita dal virus e addirittura inferiore a quello di molti Paesi europei. A tutto questo Attilio Fontana ha sempre risposto col sorriso, anche quando, fiaccato da insulti e inchieste, sembrava quasi voler gettare la spugna alla fine del mandato. Poi i proscioglimenti ei fatti gli hanno dato ragione e così l'Attilio è tornato “l'Artiglio” con la voglia di mettersi in gioco per un mandato bis.

 

 

 

SEMPER CON SERENITÀ

Il sorriso non lo ha abbandonato nemmeno ieri, mentre commentava la straripante vittoria, e ricordando i momenti difficili ha avuto la forza di passare oltre: «Se qualcuno mi ha chiesto scusa? Non credo di essere così importante. Se ho fatto pace con i giornalisti? Ma io non ho mai dichiarato guerra a nessuno, quindi non devo far pace con nessuno. Gli attacchi? Quelli ideologici mi hanno dato fastidio. Ma i lombardi, col loro voto, hanno dimostrato di voler guardare avanti». E ancora: «Questa è una vittoria di squadra, un risultato chiaro che ha ribadito la scelta dei cittadini lombardi a favore della mia persona e della proposta del centrodestra. Una vittoria che tocca tutti i territori, figlia del grande dialogo con le componenti di tutta la regione. Una vittoria che sottolinea la concretezza del lavoro fatto. I cittadini hanno compreso la nostra capacità di affrontare i momenti difficili». Poi lancia un monito agli alleati di Fdi: «Della giunta parleremo coi dati definitivi. Negli scorsi 5 anni la Lega non ha prevaricato nessuno e succederà anche per i prossimi cinque». 

 

 

 

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