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Gianfranco Fini, il ritorno in Aula per Napolitano: chi lo ha salutato

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Gianfranco Fini, ex presidente della Camera, presente a Montecitorio, ai funerali di Giorgio Napolitano. Da tempo l'ex leader di An non metteva piede in Parlamento e tornando in Aula inevitabilmente ha incontrato vecchi amici e soprattutto nuovi nemici. Repubblica racconta così l'arrivo di "Gianfry" a Montecitorio: "Gianfranco Fini, ignorato dai colonnelli di Fratelli d’Italia, ma salutato con calore da molti esponenti storici del centrosinistra". Una immagine chiara di ciò che rimasto dell'ex delfino del centrodestra che ha sfidato Berlusconi con il famoso "che fai mi cacci?".

A quanto pare Fini non è stato accolto calorosamente dagli esponenti di peso di Fdi. Probabilmente dietro il gelo ci sono le sue ultime uscite in cui ha messo nel mirino la politica del governo sul fronte della gestione dell'emregenza immigrazione. E proprio questa mattina in un'intervista al Corriere, Fini, ricordando Napolitano, ha parlato forse del periodo più controverso della sua carriera politica: la caduta del governo Belrusconi nel 2011.  "Furono anni turbolenti. E lo furono anche per alcune mie scelte politiche, certo. Ma la teoria secondo cui l’allora capo dello Stato fosse il regista di un complotto per far cadere Berlusconi con la mia complicità non solo è infondata ma anche offensiva. Con falsi racconti degni della spazzatura che continuano a circolare", ha affermato Fini.

 

 

E ancora: "La preoccupazione principale del Quirinale - ricorda l’ex leader di Alleanza Nazionale - era mettere in sicurezza l’approvazione della legge di bilancio, in discussione al Senato. Il giorno in cui alcuni ministri si dimisero dal governo esprimendomi la loro solidarietà, a metà novembre 2010, io e Schifani venimmo convocati da Napolitano. Il capo dello Stato chiese al presidente del Senato in che tempi, ragionevolmente, l’Aula avrebbe approvato la manovra". "Venti giorni", fu la risposta. "I tempi della mozione di sfiducia furono dettati da questo timing. Se avessi voluto, data l’assenza di un accordo nella conferenza dei capigruppo, avrei potuto fissare immediatamente la votazione sulla sfiducia. Non lo feci - conclude Fini - perchè sarebbe stato irresponsabile dal punto di vista istituzionale. Solo molto tempo dopo, Napolitano mi disse di aver apprezzato la mia decisione". 

 

 

 

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