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Spread, Giulio Tremonti: "Grande complotto? No, debito alto e fine di un ciclo"

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Il governo di Giorgia Meloni rischia di pagare per le colpe degli altri, quelli che hanno governato prima di lei. Ma Giulio Tremonti, intervistato dal Corriere della Sera, mostra un certo ottimismo pur in un quadro piuttosto a tinte fosche: "Sono convinto che avendo una grande forza parlamentare, abbia la possibilità di esprimere le politiche necessarie".

L'ex ministro dell'Economia dei governi di Silvio Berlusconi si distacca dalla narrazione che vuole l'Italia sull'orlo di una situazione critica come quella del 2011, che portò alla caduta proprio di Tremonti e di Berlusconi. "Non c'è un grande complotto, c'e' un grande debito. Oggi - sottolinea Tremonti - il problema non è se è alto o basso lo spread, ma il debito. Possiamo pure notare che lo spread, riferito al tasso tedesco, aveva più senso quando la Germania andava bene. Ma il problema resta il monstre del debito italiano".

 

 



Problema ben noto, che nasce da lontanissimo e che per risolvere il quale però i governi degli ultimi 10 anni secondo Tremonti hanno fatto nulla o quasi. "La Prima Repubblica era in pareggio di bilancio fino agli anni Settanta. Poi il debito sale, in principio per giuste ragioni. Soltanto, poi tutto degenera e produce una democrazia del deficit che poi diventa deficit di democrazia. E segna la fine della Prima Repubblica".

A complicare le cose, per il governo Meloni. c'è una congiuntura storica inedita e insidiosa: il governo di centrodestra in carica "arriva alla fine di un ciclo di finanza strana, diversa dal passato. E' cambiata la struttura del capitalismo, siamo in qualche modo alla fine di un ciclo e bisogna tenere gli occhi aperti. Anche se c'è un'enorme ricchezza privata, i prezzi si fanno dall'estero sui margini". E poi, sottolinea Tremonti, c'è l'incerto stato dell'Unione europea, "perché il vecchio Patto di stabilità è sospeso. E non si capisce se è meglio il vecchio o il nuovo, in una realtà storica che è unica nella storia moderna: Stati senza moneta e moneta senza uno Stato, con l'euro". 

 

 

 

Come spesso accaduto in questi anni, torna in ballo il "governo tecnico", ma questa, conclude l'ex ministro, "non è la soluzione. Stalin, che aveva potere e intelligenza, era astuto: se il Pil andava bene era 'l'eroico sforzo della classe operaia', se andava male 'le avverse stagioni'. Oggi nelle democrazie occidentali non si può fare. E' necessaria la verità e serve la serietà. Questo governo viene dopo un decennio di finanza scriteriata sia per ciò che è stato fatto che per ciò che non è stato fatto". Con buona pace di chi, da sinistra, sogna il ribaltone senza ver mai fatto neppure mea culpa.

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