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Pd, imbarazzo a Verona: Damiano Tommasi e il caso della donna-tavolino

Lorenzo Mottola
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Dalla donna cannone a quella tavolino il passo rischia di esser breve, anche se l’immagine difficilmente ispirerà altrettanta poesia. L’unica certezza è che la nuova figura professionale susciti una certa ilarità, viste le foto che Libero è in grado di mostrare e che ritraggono il sindaco Pd di Verona, Damiano Tommasi, e la sua vice sorridenti e felicemente attovagliati di fronte alla ragazza che sta dando tanto scandalo in Veneto. Il fatto strano è che la polemica è stata sollevata appunto dagli esponenti del Partito Democratico. Il che lascia aperto un mistero: la sera prima indifferenti, ventiquattr’ore dopo indignatissimi? Qualcosa non torna.

Spieghiamo la storia: alcune sere fa il consorzio Zai, ente per lo sviluppo locale partecipato al 30% dal Comune di Verona, ha organizzato un ricevimento al palazzo della Gran Guardia. Serata a tema con una serie di soggetti in maschera assoldati per sfilare tra gli invitati. Etra queste maschere, comparivano anche due ragazze con addosso un costume a forma di tavolo, da cui i presenti potevano prendere un calice di spumante.

 

 

“Come se le giovani fossero un oggetto inanimato”, ha scritto qualche commentatore. E s’è aperto il caso. Ora, a dirla tutta, perché l’uomo-libellula abbia dato meno scandalo della ragazza-tavolo non è chiaro, ma fatto sta che Barbara Bissoli, che è anche delegata alla parità di genere del Comune, dopo 24 ore ha deciso di scrivere una lettera di fuoco agli organizzatori.

 

 

«In occasione dell’evento d’intrattenimento sono state esibite alcune ragazze con una mise che fungeva da tavolino, sulla quale gli ospiti della serata appoggiavano i loro calici», si legge nella lettera inviata dalla Bissoli a Matteo Gasparato, presidente del consorzio. La rappresentazione della donna-tavolino «non tutela la dignità» ed è «un’oggettivazione della donna che va ad alimentare una cultura misogina e patriarcale che, con grande impegno, stiamo cercando di eliminare». E non è finita: si tratta di «una scena irrispettosa alla quale ci auguriamo di non dover mai più assistere». E così via in un clima tendente all’ira funesta.

 

 

Come dicevamo, non si capisce cosa c’entrino la misoginia e la società patriarcale: chiedere a un uomo di fare da superficie per buffet sarebbe stato più opportuno? C’era anche un tizio vestito da ventaglio, perché la cosa sarebbe diversa? E oltre a ciò, viste le foto, resta il forte sospetto che a indurre il vicesindaco alla polemica non sia statala sua personale sensibilità, ma le proteste di qualcuno (a proposito, di fianco alla Bissoli c’era pure il capo di gabinetto dell’ex romanista Tommasi, anche lui felice come una pasqua). Secondo fonti citate dal Corriere del Veneto, il monito della vicesindaca ha generato non poca irritazione tra gli amministratori, i quali hanno sottolineato che Bissoli e tutte le signore che siedono nella giunta comunale hanno partecipato alla serata dall’inizio alla fine, con tanto di complimenti per l’organizzazione. Indignati a scoppio ritardato. Sembra che anche la donna-tavolino – una ragazza dai lineamenti esotici- non abbia avuto assolutamente niente da ridire per la serata in maschera. L’uomo libellula invece pare sia andato su tutte le furie: per come si è conciato, anche lui avrebbe meritato almeno una letterina del Comune. Indignatissima.

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