Pd, il "no" di Decaro a Emiliano: una trappola per Elly Schlein

di Pietro Senaldilunedì 14 luglio 2025
Pd, il "no" di Decaro a Emiliano: una trappola per Elly Schlein

4' di lettura

Antonio Decaro minaccia di ritirarsi dalla corsa alla presidenza della Regione Puglia. «Al momento non sono candidato a nulla. Se arriverà la proposta, farò le mie valutazioni, ma io sono intenzionato a continuare il mio lavoro all’Europarlamento, dove sono da meno di un anno e mi hanno mandato cinquecentomila elettori, non solo pugliesi». Così l’ex sindaco di Bari, intervistato dalla testata locale del Tg3 Rai a Polignano a Mare a margine della manifestazione “Il libro possibile”, dove il governatore in pectore presentava il suo “Vicino”; un avverbio di luogo che si presta a interpretazioni multiple, come i ragionamenti del suo autore.

Cosa avrà voluto dire infatti, Decaro? È noto che egli non gradisca le candidature in consiglio regionale annunciate da Niki e Michi, Vendola ed Emiliano, i due presidenti pugliesi, insieme vent’anni di potere, che sarebbe chiamato a sostituire.

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Li stima- come potrebbe dire il contrario? -, ma li ritiene ingombranti – come potrebbero non esserlo? - e, come tutti i politici, una volta insediato vuole cancellare le tracce del passato, desiderio tanto più forte quanto più il passato è stato importante. Lo ha detto: «Ci sono nuove esigenze da affrontare, con metodi nuovi, bisogna aprire una pagina nuova». Uccidere il padre, legge immutabile della politica? Decaro svicola: «Emiliano non è mio padre, al massimo mio fratello», frase che è già una mezza dichiarazione di guerra, perché il genitore va rispettato, ma il fratello è coltello per definizione. Il voto ci sarà, è l’unica certezza, ma questa è l’ora della sfida all’Ok Corral tra il governatore sceriffo dai toni perentori e l’ex sindaco renziano, più quieto, ma non per questo poco determinato.

QUESTIONE DI CORRENTI

La domanda è se l’europarlamentare dall’ampio consenso stia minacciando il Pd e la segretaria di non candidarsi per alzare il prezzo e ottenere che Elly Schlein imponga il veto a Emiliano o se davvero sia tentato dall’idea di restarsene a Bruxelles in attesa degli eventi. Decaro è un punto di riferimento della corrente d’opposizione interna ai dem, capeggiata da Stefano Bonaccini, ma appare meno logorato dall’assenza di potere interno rispetto a quest’ultimo, al quale in tanti rimproverano di non fare abbastanza il controcanto alla Nazarena. Non è un segreto che i riformisti dem stiano pensando a lui come carta di riserva da giocare ai primi cedimenti di Schlein, però i tempi sono incerti e i concorrenti tanti; la neo sindaca di Genova, Silvia Salis, è una, tanto per fare un esempio.

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Dall’altra parte c’è Emiliano, a 66 anni fresco padre per la quarta volta, che gioca la mozione degli affetti. Vuole restare in Puglia, accanto alla nuova famiglia, a Monopoli. Per fargli digerire il no al suo terzo mandato, il Pd gli ha garantito un seggio in Parlamento, ma le Politiche sono tra due anni e lui non è uomo da stare con le mani in mano. È ancora un magistrato, però non può tornare in servizio nella terra dove ha governato decenni. Neppure può tornare a giudicare gli umani, essendo ufficialmente di parte e quindi non imparziale come ogni toga deve almeno sembrare. Se torna in magistratura, gli tocca un incarico in un ministero romano; per quanto importante, anonimo, quindi per lui non passibile di essere preso in considerazione, e con tutti i disagi economici e affettivi di un pendolarismo senza traguardi.

COMPETITOR INTERNO

E poi c’è Elly, che non è diversa da Niki, Michi e neppure Antonio, nel senso che come priorità ha se stessa più che la Puglia che tanto la sinistra è convinta di vincere in ogni caso, anche candidando uno spaventapasseri. Schlein non ha fatto la telefonata dissuasiva a Emiliano che Decaro le ha chiesto. Lei vorrebbe che l’europarlamentare tornasse a casa sua, perché le risolverebbe due problemi: metterebbe la Regione in cassaforte per altri dieci anni e si leverebbe di torno un potenziale competitor alla segreteria. In tanti tra i riformisti dem stanno cercando di convincere l’ex sindaco a stare fermo e tenersi libero per un futuro romano.

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Allo stesso tempo però, la segretaria non vuole sfidare Emiliano. C’è un interesse di buona parte della sinistra regionale a rallentare l’ansia di rinnovamento annunciata da Decaro. Il governatore uscente ha costruito una rete di potere solida, ramificata, trasversale. Conta tanti adepti, beneficiati negli anni, interessati a mantenere lo status quo e che sognano una successione più morbida, che mantenga il sistema integro. Sarebbe naturale che Elly, partita come segretaria anti-cacicchi, desiderasse passare con il lanciafiamme su questa realtà. La signora però ha i suoi problemi in Toscana, dove il presidente Eugenio Giani e i sindaci dem le si stanno ribellando contro, nelle Marche, dove metà centristi non sostengono il candidato Matteo Ricci, e in Campania, dove Vincenzo De Luca sta vendendo cara la pelle. Una grana Emiliano, la Nazarena se la vuole proprio risparmiare.

Come finirà? Se Emiliano si candida, di certo fa il pieno di voti e, tra status e consenso, rivendicherebbe la presidenza del Consiglio Regionale, da cui può condizionare il lavoro del suo successore. Se accetta un assessorato, la partita si chiude subito. Ma l’assessorato è una promessa, i voti una certezza e il governatore da sempre conta più su se stesso che © RIPRODUZIONE RISERVATA sugli altri.