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Elly Schlein e compagni, Caporetto mediatica: fanno quasi tenerezza

C’è qualcosa di tenero nel senso di smarrimento che si è crudelmente impossessato delle guardie rosse della segretaria dem, cioè i suoi pasdaran nel partito e nei media, a tratti intercambiabili gli uni con gli altri
di Daniele Capezzonesabato 29 novembre 2025
Elly Schlein e compagni, Caporetto mediatica: fanno quasi tenerezza

2' di lettura

C’è qualcosa di tenero nel senso di smarrimento che si è crudelmente impossessato delle guardie rosse di Elly Schlein, cioè i suoi pasdaran nel partito e nei media, a tratti intercambiabili gli uni con gli altri. Due giorni fa erano gasatissimi per la “sfida” schleiniana a Giorgia Meloni. Consiglieri politici e gazzettieri unificati erano lì tutti compiaciuti, lesti a darsi ragione gli uni con gli altri, esaltati all’idea di una Elly all’attacco in trasferta, tipo il Milan di Sacchi in pressing alto al Bernabeu di Madrid: «Vengo ad Atreju ma solo per un faccia a faccia con Giorgia». Esaltazione della curva, e giù titoli surreali sulla Meloni impaurita, sulla premier in fuga, e via sparacchiando sciocchezze autoconosolatorie.

Sappiamo bene come sia finita ventiquattr’ore dopo: con una piccola ma significativa Caporetto politica e mediatica del Pd. A Meloni è bastato un gioco da ragazzi, e cioè invitare pure Giuseppe Conte, lasciando intendere come la leadership del centrosinistra fosse (e sia) tutta da decidere, per far saltare i piani della segretaria del Nazareno. Conte ci ha ovviamente messo del suo, non parendogli vero di infliggere a Elly, senza lasciare troppe impronte digitali, un’ennesima umiliazione.

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La realtà è che la politica ha le sue regole, e pensare di risolvere tutto con una furbata o un’escogitazione mediatica non ha senso. Molto semplicemente, l’operazione non riesce. Sta qui il punto. Schlein continua a far finta di non vedere che la strada maestra sarebbe quella di un chiarimento di fondo sui temi: davvero pensa di inseguire ogni massimalismo, da quello della Cgil a quello dell’Anm, da quello pro Pal al pacifismo anti-occidentale? La sua risposta è stata sistematicamente riassumibile in questi termini: sì, perché in questo modo (essendo “testardamente unitaria”), otterrò la formazione della coalizione e soprattutto la sua guida. Risultato? Si è schiacciata su una linea politica indecorosa, non ha ancora la coalizione, e soprattutto può scordarsi la leadership. In tutt’altra circostanza, ben più tragica, e con ben altri interlocutori, come si sa, Winston Churchill spiegò: «Potevate scegliere tra il disonore e la guerra: avete scelto il disonore e avrete la guerra».

Nel loro piccolo, pure quelli del Pd potevano scegliere tra l’esser gregari culturalmente e invece sobbarcarsi il rischio di un minimo di scontro politico. Ma hanno rifiutato quest’ultima opzione: e, come risultato, prima sono diventati gregari di grillini ed estremisti assortiti, e poi avranno lo stesso uno scontro politico da affrontare. Contenti loro...

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Ps. Con questo articolo si conclude la mia piacevolissima esperienza a Libero, mentre la prossima settimana ne inizierà una nuova in un altro quotidiano di questo stesso gruppo editoriale, Il Tempo. Un saluto affettuoso e riconoscente ai lettori e ai colleghi, splendidi gli uni e gli altri. E grazie di cuore agli editori per l’opportunità e la fiducia.

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