Una storia di queste ore, per capire chi è davvero Barbara Floridia. E cioè - spoiler - una che dopo otto anni in parlamento non ha ancora capito cosa sia scritto nella Costituzione italiana, oppure una che ha capito tutto dei suoi elettori e spaccia loro le fake news di cui hanno bisogno. In ambedue i casi meriterebbe di essere ignorata come gli altri saltimbanchi dei Cinque Stelle, se non fosse che a lei è toccata la poltrona di presidente della commissione di Vigilanza Rai e questo la rende una figura istituzionale.
La senatrice messinese ha pubblicato sui social network un post che vale la pena di riportare per intero: «Ve lo dico subito: non hanno alcun interesse a farvi sapere che esiste uno strumento concreto per cancellare la riforma Nordio sulla giustizia. Si chiama referendum abrogativo. Ma per attivarlo servono 500mila firme. In meno di un mese siamo già quasi a 300mila firme. Ora serve lo sforzo finale di tutti. Possiamo fermarli». Quindi l’indirizzo della raccolta firme peril referendum e l’invito ad aderire. Poche frasi e non ce n’è una giusta. È il caso di andare per punti.
Referendum, l'Anm si spacca sui fondi: è battaglia tra magistrati
La campagna (quella per il no al referendum sulla giustizia promossa dall’Anm, ossia dall’Associazione nazio...Primo. La raccolta di firme cui Floridia chiede di aderire non è per fare un referendum abrogativo, previsto dall’articolo 75 della Costituzione («È indetto referendum popolare per deliberare la abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali»). Non sarebbe nemmeno possibile. La Consulta lo ha detto infinite volte: una norma costituzionale «non può essere oggetto di referendum abrogativo, ma solo di revisione costituzionale».
Secondo. Se Floridia avesse letto il titolo dell’iniziativa che sponsorizza, si sarebbe accorta di ciò che è davvero. Ossia una «Raccolta firme per il referendum confermativo del testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”», altrimenti detta “riforma Nordio”. Referendum confermativo, non abrogativo. Disciplinato dall’articolo 138 della Carta: le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali «sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali». Sempre che nella seconda votazione non siano state approvate, in ciascuna delle Camere, a maggioranza di due terzi dei componenti: è il caso di questa riforma.
Terzo. Tra i due referendum c’è una differenza enorme: quello abrogativo è valido solo se vi partecipa la maggioranza degli elettori, quello confermativo è valido comunque.
Referendum giustizia, la menzogna di Maurizio Landini
Sarà per la doccia fredda della data del voto - il fine settimana del 22 e del 23 marzo, che a sinistra non gradi...Quarto. Quella raccolta firme non serve a far svolgere il referendum. Il referendum si farà comunque. Sono state presentate, e accolte dalla Corte di Cassazione il 18 novembre, quattro richieste di referendum sulla riforma Nordio, ognuna delle quali firmata da almeno «un quinto dei membri di una Camera». Come previsto dall’articolo 138 della Costituzione. Due sono state firmate da deputati e senatori dei gruppi della maggioranza, due da deputati e senatori dei gruppi di opposizione.
Inclusi i gruppi di Senato e Camera del M5S, il partito di Floridia.
Quinto. La raccolta firme ha un altro scopo: allungare l’iter che porterà alla fissazione della data del referendum. Oggi il No è in svantaggio in tutti i sondaggi, chi si oppone alla riforma spera che guadagnando tempo qualcosa cambi. Il sogno della sinistra contraria alla separazione delle carriere (c’è anche quella a favore) è far aprire i seggi dopo Pasqua, ad aprile, e fare un tutt’uno con le fanfare dell’anniversario della liberazione, confidando che il clima resistenziale sia utile alla causa. Non ci riusciranno. Il governo fisserà il referendum nella seconda metà di marzo, probabilmente domenica 22 e lunedì 23, come ha già detto Giorgia Meloni. Loro faranno ricorso e strilleranno al diritto costituzionale negato. Un copione già scritto.
Sesto. La teoria del complotto, caratteristica genetica dell’ipotalamo grillino. Bestialità costituzionali a parte, il messaggio della senatrice è rivelatore. Floridia racconta ai suoi elettori che quelli, le entità maligne al potere, «non hanno alcun interesse a farvi sapere che esiste uno strumento concreto per cancellare la riforma Nordio sulla giustizia». La cospirazione è così subdola che il referendum sulla riforma Nordio è stato annunciato da Nordio prima che la sua riforma fosse approvata. E gli stessi parlamentari della maggioranza hanno chiesto, e ottenuto, che gli italiani fossero chiamati alle urne per dare il giudizio finale sul testo.
Settimo. Floridia è ignorante o è una spacciatrice consapevole di bufale? Qui non c’è una risposta. In entrambi i casi tra i parlamentari d’opposizione ci sono figure meno imbarazzanti cui affidare la presidenza della commissione di Vigilanza Rai. Persino tra i Cinque Stelle, forse.




