Il Pd è un fenomeno da studiare a fondo. Da qualche mese ha cambiato la sua strategia sui social. Si è passati dalle - interminabili - dirette Facebook di Elly Schlein completamente prive di contenuto ai meme per attirare giovani potenziali elettori. Un metodo efficace ma scivoloso, soprattutto se non se ne conoscono i limiti. Ebbene, questi limiti sono stati superati in occasione del post rilanciato dal Nazareno, che ha sfruttato due grandi campioni del curling azzurro per becera propaganda politica pro referendum sulla giustizia. Una scelta disastrosa, dato che si sono rivoltati tutti - dalla destra agli stessi atleti - e il Pd si è trovato costretto a rimuovere il post e a scusarsi. Peggio di così era difficile da immaginare.
Sì, ma di chi è la colpa? A chi è venuto in mente di servirsi delle Olimpiadi per rilanciare il "No" al referendum? A quanto pare, a nessuno. Lo stesso responsabile dello Sport del Pd Mario Berruto - quello che è partito in direzione Medio Oriente per insegnare ai cittadini di Gaza a giocare a pallavolo e che chiedeva il boicottaggio dell'Italia di Gattuso nelle partite contro Israele, importantissime per sperare in una qualificazione ai prossimi Mondiali - ha spiegato di non essere stato reso partecipe della produzione di quel contenuto social. "Ma di quel post non sapevo nulla - ha detto al Foglio -, l’ho visto dopo e ho espresso le mie perplessità. Il partito si è scusato e ha fatto bene".
Milano-Cortina, Costantini e Mosaner nello spot Pd per il "No" al referendum a loro insaputa
Olimpiade e politica. Anzi, no. Politica che usa i giochi di Milano-Cortina. Il video pubblicato dai profili social del ...Tutto risolto quindi? Non proprio. Come detto, tra gli stessi dem si respira un'aria pesante. "Da membro della famiglia olimpica - ha proseguito Berruto -, ho anche immaginato se qualcosa di simile fosse capitato a me con un altro partito". “Siamo dispiaciuti”, si legge in una nota del Nazareno. “Nessuna intenzione di strumentalizzare”. E qual era quindi la loro intenzione?




