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Anarchici, il generale Mario Mori: "Una minaccia da non sottovalutare"

di Brunella Bollolisabato 21 marzo 2026
Anarchici, il generale Mario Mori: "Una minaccia da non sottovalutare"

5' di lettura

«Gli anarchici resistono ai governi perché sono contro ogni governo, di qualunque colore politico e contro ogni istituzione e regola. Compiono attentati eclatanti, ma non sono mai riusciti a imporsi come le Brigate rosse, che per un certo periodo hanno costituito un vero pericolo per la nostra società. Detto questo, non bisogna mai sottovalutare la minaccia dei gruppi anarco-insurrezionalisti».

Il generale Mario Mori, classe 1939, non ha bisogno di tante presentazioni. È stato comandante del Ros dei carabinieri e capo dei Servizi segreti, ha passato la vita a dare la caccia ai criminali e ha investigato su mafia e terrorismo durante la stagione delle stragi che hanno portato sangue e morte nelle nostre città. A lui si deve la cattura di Totò Riina nel 1993. Mori è stato anche a lungo sotto le forche caudine delle inchieste giudiziarie, accusato nel processo sulla Trattativa Stato-mafia. Una vicenda dalla quale è stato definitivamente assolto e sulla quale, con il colonnello Giuseppe De Donno, ha scritto il libro “La verità sul dossier mafia-appalti. Storia, contenuti, opposizioni all’indagine che avrebbe potuto cambiare l’Italia”.

Generale Mori, parliamo della storia delle ultime ore. In un parco alla periferia di Roma due anarchici sono morti mentre assemblavano un ordigno artigianale. Tutto normale? 
«Certo che no, però da investigatore mi sento di dire che bisogna aspettare di avere un quadro più chiaro prima di commentare fatti appena avvenuti. Da ciò che sta emergendo, però, si tratterebbe di due soggetti, un uomo e una donna, appartenenti al gruppo di Alfredo Cospito, militante anarchico-insurrezionalista condannato per vari attentati e detenuto in regime di 41-bis. Ricordiamo che gli anarchici italiani si dividono in due ceppi: gli anarchici cosiddetti federati, cioè la federazione classica, e gli anarco-insurrezionalisti, vale a dire la galassia informale di cui fa parte Cospito». 
È corretto definirli terroristi? 
«Le azioni degli anarchici da sempre sono caratterizzate da attentati clamorosi, il loro è un fenomeno latente ma deflagrante. Se pensiamo al passato mi vengono in mente i fasci siciliani della fine dell’Ottocento, Giovanni Passanante che nel 1878 tentò di uccidere il re Umberto I di Savoia, il regicida Gaetano Bresci, Lucchini, che assassinò la principessa Sissi nel 1898. Questo per dire che gli anarchici hanno fatto molto rumore con le loro azioni, ma non sono mai riusciti a creare dei seri pericoli per le istituzioni come invece è avvenuto da parte delle Br».
Però hanno gambizzato dirigenti d’azienda, piazzato ordigni contro caserme, colpito i treni. Questo non configura un pericolo per lo Stato? 
«Sì, certo, soprattutto se pensiamo ai recenti sabotaggi della rete ferroviaria, ma se facciamo un confronto con le Br, la differenza è evidente. Dove sono forti gli anarchici? In particolare dove riescono a unirsi con altri gruppi che la pensano come loro al di fuori dei confini nazionali».
Di quali Paesi stiamo parlando? 
«Italia, Spagna e Grecia, la fascia meridionale europea. Si tratta di tre Paesi in cui è salda l’alleanza tra sigle anarchiche. I collegamenti, soprattutto negli anni scorsi, tra frange italiane e spagnole ha rappresentato una seria minaccia di stampo terroristico. Adesso la minaccia arriva, soprattutto, dall’innesco con altre situazioni di rischio, penso alle manifestazioni di piazza, alla crisi internazionale».
Perché gli anarchici resistono ancora nonostante i capi siano in carcere? Gli obiettivi siano mutati? 
«Diciamo subito che, per quanto riguarda l’Italia, il loro ideologo di riferimento è Alfredo Maria Bonanno, morto tre anni fa. Era il teorico dell’anarchismo, autore di un testo “La gioia armata”, che lo stesso Cospito cita spesso. Ecco Cospito, come immagino questi due rimasti uccisi nel casolare a Roma, viene dal filone Bonanno, che teorizzava la libertà da ogni regola, anche a costo di abbattere gli individui».
E senza alcun pentimento. 
«Anzi. Cospito ha dichiarato di avere gioito quando ha sparato all’ingegner Roberto Adinolfi dell’Ansaldo, a Genova. Proprio come dice l’opera di Bonanno».
Quell’attentato avvenne a maggio del 2012, alla vigilia di un’elezione importante per la città di Genova. Stavolta la bomba non è esplosa, o meglio: è esplosa ma addosso a chi l’aveva costruita per colpire. E siamo alla vigilia del referendum sulla riforma della giustizia. 
«Come dicevo all’inizio, la caratteristica degli anarchici è quella di provare a sovvertire, con azioni clamorose, ciò che struttura un Paese. E quindi si accaniscono contro aziende dello Stato, contro le infrastrutture, contro le ferrovie, le forze dell’ordine, contro ciò che rappresenta una regola o un vincolo. Si oppongono al potere e rifiutano un uomo su un altro uomo. Anche il momento in cui colpiscono, certamente, non è da trascurare perché quasi mai è casuale. Nel caso di oggi (ieri, ndr), da quello che appare stavano preparando una bomba forse contro Leonardo, mi sembra che uno abbia perso un braccio, tipico di chi maneggia un ordigno. Fra l’altro, tornando al passato, su questo viene in mente la fine di Giangiacomo Feltrinelli, ma è un’altra storia».
Ma chi finanzia gli anarchici? 
«Con attività criminali tipo rapine, con lavoretti, ma poi con fonti di reclutamento anche nei centri sociali che all’interno hanno attività economiche. Gli anarchici si rifanno a un’ideologia vicina all’estrema sinistra, al comunismo e al collettivismo e con tali sigle si sostengono a vicenda. Inoltre dobbiamo pensare a uno spontaneismo criminale, a soggetti che magari progettano in solitudine un attentato però traggono da centri sociali o associazioni simili risorse anche economiche».
Di recente, complice la situazione internazionale, assistiamo a molte manifestazioni di piazza anche violente. A Torino Askatasuna ha dichiarato guerra allo Stato. Vede un collegamento con gli anarco-insurrezionalisti? 
«Certamente sì. Può essere una sorta di innesco. Nei cortei di Milano, Torino e Roma di sicuro c’è una forte componente anarchica, sebbene non sia la prevalente. Mentre sono da attribuire agli anarchici i tre recenti sabotaggi sull’Alta velocità. Il gruppo La Nemesi li ha rivendicati».
L’ultima relazione dei Servizi sulla sicurezza nazionale ha messo in evidenza i nuovi rischi per il nostro Paese, anche dal punto di vista delle minacce ibride. Da addetto ai lavori, quale è la sua opinione? 
«Se parliamo di organizzazioni strutturate, come le Brigate rosse o i Nar, allora non ci siamo. Non c’è questo pericolo. Ma vista la situazione generale, in quanto a possibili rischi di atti eclatanti c’è l’imbarazzo della scelta. La mente deviata può essere fomentata anche da fasi di instabilità come quelle di oggi. L’anarchico trae lievito dalle situazioni di crisi».