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Governo più debole? Il report di Pagnoncelli schianta la sinistra

di Roberto Tortoramartedì 31 marzo 2026
Nando Pagnoncelli

Nando Pagnoncelli

2' di lettura

Il referendum appena archiviato lascia dietro di sé una scia di tensioni, dimissioni e sospetti che agitano il centrodestra. Una vittoria dei No netta, accompagnata da una partecipazione più alta del previsto, che ora presenta il conto alla politica. E il conto, inutile girarci intorno, è salato.

Come sottolinea il Corriere della Sera, il risultato ha innescato una vera e propria reazione a catena: dentro Fratelli d’Italia finiscono nel mirino figure chiave, come il sottosegretario alla giustizia Delmastro e la ministra Santanchè, oltre alla capo di gabinetto del ministro della giustizia Nordio, mentre anche Forza Italia si riorganizza in fretta e furia, con l’avvicendamento al Senato tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi. Segno che qualcosa si è rotto, o quantomeno incrinato.

Eppure, a sorpresa, gli italiani non sembrano voler trasformare il voto in una resa dei conti definitiva. I numeri del sondaggio di Nando Pagnoncelli sono chiari: a essere colpiti da questo elevato afflusso sono in particolare coloro che hanno votato No, sorpresa che coinvolge il 57% degli elettori di area. Un po’ meno sorpresi gli elettori del Sì, tra i quali comunque il 46% si aspettava un’affluenza più bassa di quella effettivamente verificatasi. Il 45% si aspettava un’affluenza più bassa, mentre il risultato ha spiazzato molti. Non solo: il 42% avrebbe scommesso sulla vittoria del Sì. Insomma, un esito tutt’altro che scontato.

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Resta però il nodo politico. Per una fetta consistente dell’elettorato a uscire sconfitto è il governo o addirittura personalmente Giorgia Meloni. Ma i veri vincitori, nella percezione diffusa, sarebbero i magistrati: "Più che non i partiti di opposizione". Un passaggio chiave, perché conferma una sensazione sempre più radicata: lo scontro non è stato tra schieramenti, ma tra politica e toghe.

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E la campagna elettorale? "Toni sopra le righe", dicono molti. Pochi invece puntano il dito contro l’eccessiva esposizione della premier. Tradotto: la partita si è giocata più sul nervosismo che sulla strategia. Il paradosso è tutto qui. Nonostante il terremoto mediatico e politico, gli italiani non prevedono un tracollo dell’esecutivo. Anzi: per molti l’indebolimento sarà “non rilevante” o addirittura inesistente. Ma attenzione: i rapporti tra governo e magistratura restano una polveriera. E la miccia, ormai, è accesa.