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Elly Schlein, clamoroso "no" ai partigiani: un 25 Aprile senza precedenti

di Roberto Tortoravenerdì 24 aprile 2026
Elly Schlein, clamoroso "no" ai partigiani: un 25 Aprile senza precedenti

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La distanza non è solo geografica. È politica, quasi identitaria. E il 25 aprile, come ogni anno, diventa il palcoscenico perfetto per misurarla. Nel campo progressista, che sogna di presentarsi unito come alternativa di governo, la realtà racconta altro: “marciare divisi, per colpire uniti”. Sempre che ci riescano.

C’è chi sceglie la piazza e chi il rito istituzionale. I leader di AVS, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, non cambiano copione: un giorno della liberazione “militante”, in corteo con l’ANPI a Milano. Bandiera, slogan, identità. Dall’altra parte, Elly Schlein e Giuseppe Conte cambiano registro. Più istituzionali, più “governativi”. Dal Nazareno lo dicono chiaro: “Non ci risulta” che Schlein sarà al corteo milanese. Una prima volta che pesa. Negli anni scorsi era lì, con fazzoletto rosso e striscione del “partito nazionale della Resistenza”. Stavolta no. La leader dem sceglie Sant'Anna di Stazzema, luogo simbolo della strage nazista del 1944. Corona d’alloro, commemorazione, istituzioni.

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Un cambio di passo che sa di prova generale da premier. Giuseppe Conte non è da meno. Dopo anni a Roma – dalle Fosse Ardeatine al Museo della Liberazione – vira su Napoli. Qui, nel regno del fedelissimo Roberto Fico e insieme al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, renderà omaggio a Salvo D'Acquisto, carabiniere italiano che nel 1943 perse la vita per salvare 22 civili innocenti dalla fucilazione nazista e figura cara anche al centrodestra. Forza Italia, addirittura, ha deciso di inserirlo nel suo Pantheon "valoriale".

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Un segnale tutt’altro che casuale per chi punta ai “moderati”. Nel frattempo, Matteo Renzi resta fedele alla linea: celebrazioni a Firenze, senza strappi. Il risultato è un mosaico scomposto: piazze, sacrari, città diverse. Strategie diverse. Ambizioni comuni. Perché alla fine la partita è una sola: Palazzo Chigi. E allora sì, il vecchio adagio torna utile. “Marciare divisi, per colpire uniti”. Ma prima, forse, sarebbe il caso di capire in che direzione marciare.