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Il campo largo illiberale e ambiguo

di Mario Sechilunedì 27 aprile 2026
Il campo largo illiberale e ambiguo

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Il campo largo è un blocco illiberale e ambiguo, tace sull’attentato a Donald Trump e manifesta imbarazzo sulla vergognosa Liberazione trasformata nel tripudio degli antisemiti. Dopo aver nutrito la bestia, sono diventati prigionieri dei movimenti islamisti e filo-russi. L’espulsione della Brigata Ebraica, dei giovani di Forza Italia, di chi espone la bandiera dell’Ucraina, sono lo scivolamento della sinistra verso il “reggimento”, la deriva verso un progetto totalitario che annulla le differenze, fino a schiacciarle, a cominciare dal loro interno.

La scena degli ebrei che a Milano sono circondati da una banda di fanatici, schiumatori dell’odio, una «muta di caccia», secondo la definizione data da Elias Canetti in quel capolavoro che è “Massa e potere” (Adelphi), è il segnale che mancava per chiudere il cerchio. In questa cornice, Schlein e Bonelli, Renzi e Fratoianni, sono parte dello stesso disegno vampiresco, perché in politica contano i fatti, non le prese di distanza che non hanno una conseguenza concreta nella postura parlamentare e nel programma della coalizione che si propone come un’alternativa al governo Meloni. Se il progetto è quello di usare come bussola l’Anpi guidata dal Pagliarulo, tanti auguri.

Possono bruciare le bandiere di Stati Uniti e Israele, proporre il confino per chi come noi non si allinea al partito di Mosca e di Teheran, possono anche vincere le elezioni, ma il tribunale della storia li condannerà. Gli Stati Uniti, con Trump o senza, sono un faro di libertà, la radice istituzionale dei valori occidentali e chi tace su un assalto armato al leader della più importante democrazia, sta dall’altra parte della barricata. Non è sorprendente, perché siamo vicini al picco del sonnambulismo dell’Europa e delle sue presunte classi colte, il piccolo establishment italiano segue la corrente, senza sapere, senza capire.

La nostra Liberazione sfregiata dall’orrore antisemita, prigioniera degli amici delle dittature, è solo un effetto collaterale dell’ignoranza delle classi dirigenti dell’Europa. Sono appunti che valgono come memento anche per il centrodestra, perché la posta in gioco nelle prossime elezioni è prima di tutto una scelta di campo, la chiamata a un referendum morale: libertà e alternanza contro oppressione e delegittimazione sistematica dell’avversario. Sono quattro anni che sentiamo l’allarme fascismo in tutti i talk show e, dopo tanto strimpellare sull’arrivo della dittatura, finalmente è arrivata nel giorno della Liberazione e dell’attentato a Trump: il campo largo non è un semplice cartello elettorale, è un progetto illiberale che, mentre grida al pericolo fascista, lo applica sugli avversari.