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Capolavoro campo largo: riesce ad andare in pezzi perfino sulla Resistenza

Renzi sta con l’anziano cacciato dal corteo di Bologna e Calenda attacca Italia Viva, M5S e Avs. Il figlio della Segre contro l’Anpi. Fiano (Pd): "Con questa sinistra è ormai impossibile dialogare"
di Alessandro Gonzatolunedì 27 aprile 2026
Capolavoro campo largo: riesce ad andare in pezzi perfino sulla Resistenza

3' di lettura

C’era una cosa, una, che teneva unito il centrosinistra: il 25 aprile con la sua strumentale retorica sull’antifascismo di ritorno. Ora non c’è più. Il campo largo si è sfaldato perfino sulla Liberazione. Tra le opposizioni è un tutti contro tutti, uno manda al diavolo l’altro, che replica, poi interviene un altro ancora di un altro partito. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, su X scrive: «Tino è un professore in pensione, ha poco più di ottant’anni, è un nostro militante di Bologna e siamo fieri della sua passione civile.

Voleva partecipare al 25 aprile con una bandiera italiana, una europea, una ucraina. Lo hanno bloccato e allontanato. Quattro ragazzi hanno impedito a un cittadino di entrare nel corteo. Chi è stato? Chi ha violentato la nostra Costituzione? Le autorità civili e giudiziarie faranno qualcosa per identificare questi squadristi?». Gli risponde Carlo Calenda, segretario di Azione: «Matteo, con grande franchezza questo post è un concentrato di ipocrisia e opportunismo. Primo sei l’unico leader liberale europeo a non essersi mai scomodato per andare in Ucraina in quattro anni e mezzo di guerra. Secondo con Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5Stelle vuoi allearti per fare un governo che lascerebbe sola l’Ucraina. Quindi onore a Tino e a chi come lui si batte per l’Ucraina, “no” agli opportunisti alla Conte e a chi si volta sempre dall’altra parte».

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A questo punto interviene la capogruppo al Senato dei renziani, Raffaella Paita, che rende a Calenda la pariglia: «Vergognati. Chi ha buttato fuori Tino dal corteo non è di Avs, non è dei Cinque Stelle. È di una sigla di estrema sinistra, “Cambiare rotta”, che non fa parte del campo largo. Come al solito», prosegue la senatrice di Italia Viva, «Calenda usa tutto per la sua imbarazzante ossessione contro Renzi, male ossessioni si possono curare con professionisti capaci. E noi ci occupiamo di politica, non di fissazioni. Il 25 aprile un militante di Italia Viva è stato aggredito da un militante di Potere al Popolo e anziché darci solidarietà l’imbarazzante Calenda riesce a insultare noi, Avs e Cinque Stelle. Che meschinità».

Tocca a uno dei leader di Avs, Nicola Fratoianni, il quale minimizza (in serata su La7 la compagna Piccolotti se l’è presa con chi è andato in piazza con la foto di Trump e Netanyahu) la cacciata della Brigata Ebraica dalla manifestazione di Milano («Saponette, vi bruceremo!», il gentile invito di alcuni antifascisti) e rilancia il brutto episodio subìto da Rossana Gabrielli, esponente di Sinistra Italiana che ad Aprilia è stata ferita dal colpo di una pistola ad aria compressa, come un’altra persona. L’ufficio stampa di Sinistra Italiana, di cui Fratoianni è segretario, informa che «nel corso del colloquio è stata riconfermata ai due feriti l’affettuosa solidarietà». “Riconfermata”: perché, potevano ripensarci? Il comunicato prosegue: «Rimane la preoccupazione per l’ennesimo episodio violento contro chi democraticamente e pacificamente sostiene i valori antifascisti alla base della nostra Repubblica». Fratoianni era al corteo con la pupilla Ilaria Salis.

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Attenzione: c’è anche la faida tra le associazioni partigiane, e fa niente che i partigiani non esistano più. La Fiap, la Federazione Italiana Associazioni Partigiane, tuona contro l’Anpi: «A che titolo qualcuno si arroga il diritto, e per giunta lo esercita in modo assoluto, di ammettere o escludere chi possa prendere parte alle manifestazioni pubbliche di celebrazione del 25 aprile?». Il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, ha detto che il corteo di Milano non è stato bloccato dalle contestazioni, ma «perché la Brigata ebraica non si è mossa», poi l’ha accusata di «non aver rispettato i patti» portando le bandiere d’Israele. Parole a cui il presidente della Fiap replica: «Addossare alla vittima la colpa dell’aggressione è indegno. Chiediamo a Pagliarulo di chiarire».

Persino il figlio di Liliana Segre, Luciano Belli Paci, critica l’Anpi: «Non so se ci sono le condizioni per tenere la tessera. I commenti del presidente Pagliarulo siano inaccettabili. Questa non è l'Anpi a cui sono iscritto e di cui sarei dirigente». Emanuele Fiano, ex deputato del Pd, è tranciante: «Le comunità ebraiche e i mondi a loro collegati ritengono ormai impossibile il dialogo con la sinistra. Si sentono attaccati, discriminati. E non vedono grandi margini di ricucitura di fronte a situazioni come quella che abbiamo vissuto a Milano». Forse è stata la liberazione dal campo largo.

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