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L'arbitro Gervasoni dal pm: "Inter-Roma, audio del Var compromesso?", l'interrogatorio chiave

giovedì 30 aprile 2026
L'arbitro Gervasoni dal pm: "Inter-Roma, audio del Var compromesso?", l'interrogatorio chiave

3' di lettura

"Lo escludo al 100%". Il supervisore Var autosospeso Andrea Gervasoni ha risposto al termine dell'interrogatorio del pm Maurizio Ascione a chi gli chiedeva se l'audio della sala Var durante il match Inter-Roma del 27 aprile 2025 possa essere stato manomesso. Le parole dell'arbitro erano tra le più attese nell'ambito dell'inchiesta che vede indagato, oltre allo stesso Gervasoni, l'ormai ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi con l'accusa di frode sportiva.

"Mi sono messo a disposizione del magistrato e rimango ora in attesa. Ho dato tutte le risposte che dovevo", ha spiegato Gervasoni dopo l'interrogatorio durato 4 ore. Sull'unico episodio che gli viene contestato, la presunta interferenza nella assegnazione di un rigore nella partita del campionato di calcio di serie B, Salernitana-Modena dell'8 marzo 2025. In merito invece al suo coinvolgimento nel mancato intervento del Var dopo il contatto tra Ndicka e Bisseck in Inter-Roma, Gervasoni ha tagliato corto: "Non siamo coinvolti".

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Gervasoni è arrivato accompagnato dal suo legale, l'avvocato Michele Ducci. In quel Salernitana-Modena di un anno fa era stato prima concesso un rigore agli emiliani e poi revocato su intervento della sala Var e, secondo l'accusa, con pressioni dello stesso Gervasoni attraverso il sistema delle cosiddetta "bussate" al vetro a Lissone.

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Rocchi ha invece scelto di non presentarsi e non rispondere a un interrogatorio che sarebbe stato "al buio", senza atti a disposizione. A Le Iene, su Italia 1, ha invece detto: "Lavoriamo in una maniera soltanto, per cui non abbiamo grandi problemi. Io sono trasparente con tutti su tutto". 

L'inchiesta è nata da un casus belli, il match Udinese-Parma, dove in Sala Var, a un certo punto, rivedono un’azione per capire se c’è un possibile calcio di rigore. "Abbiamo notato che prima i Var erano indirizzati a non concedere i calci di rigore perché per loro il movimento del braccio era congruo quando, a un certo punto, si sente tipo ‘toc toc’ che gli fa cambiare totalmente idea facendo richiamare l’arbitro e assegnare un calcio di rigore", è la versione fornita sempre a Le Iene da Domenico Rocca, ex guardalinee della serie A, autore dell’esposto da cui tutto ha origine. "Quel giorno come supervisore era presente Gianluca Rocchi. Io sinceramente non so se è stato Rocchi o meno", ha aggiunto. Inoltre, alla domanda della Iena se il supervisore possa intervenire in sala Var, Rocca risponde: "No, no, assolutamente no. Il supervisore non può assolutamente interferire con la sala Var, assolutamente".

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Un altro ex arbitro di Serie A, Pasquale De Meo, che come Rocca aveva denunciato senza esito alla procura sportiva presunti torti subiti, racconta alle Iene cosa si diceva all’interno del gruppo arbitrale in merito alle presunte "bussate" in sala Var. Secondo De Meo, "giravano delle voci all'interno del gruppo degli arbitri che venivano utilizzati dei segni convenzionali durante lo svolgimento delle gare all'interno del centro Var di Lissone", spiegando che si trattava di indicazioni utilizzate per segnalare un calcio di rigore o meno. Entrando nel dettaglio, descrive alcuni esempi: "pugno chiuso è per indicare eventualmente intervento da fare da parte del Var o mano alzata per indicare di non intervenire", mostrando anche il gesto della mano alzata a supporto delle sue parole. Le immagini del video di quanto successo in sala Var mostrerebbero effettivamente Paterna l’arbitro al Var, proprio prima del cambio di decisione, girarsi alle sue spalle e, rivolto non si sa bene a chi, sembrerebbe chiedere conferma domandando: “É rigore?”.