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Nicole Minetti, la retromarcia del Pd e il ruolo del Quirinale: cosa sta emergendo

di Fausto Cariotigiovedì 30 aprile 2026
Nicole Minetti, la retromarcia del Pd e il ruolo del Quirinale: cosa sta emergendo

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Anche il Pd ha capito che scatenare la pubblica indignazione per l’affaire Minetti serve a fare il gioco di chi vuole demolire le istituzioni: non solo il governo, del quale all’opposizione importa poco, ma il Quirinale, e questo i dem non se lo possono permettere. Così il partito di Elly Schlein ha fatto una brusca frenata. Ieri l’unico a commentare la questione è stato Francesco Boccia, capogruppo al Senato. Lo ha fatto per dire che «sulla vicenda che vede coinvolta Nicole Minetti chiediamo solo chiarezza» e che «nessuno nell’opposizione, e men che meno nel Pd, ha dato responsabilità precise a qualcuno. Noi abbiamo piena fiducia nel presidente della repubblica, e il presidente della repubblica ha chiesto chiarimenti al ministro Nordio». Un abisso separa queste parole da quelle con cui quarantotto ore prima Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, aveva chiesto le dimissioni immediate del guardasigilli («Non c’è più tempo da perdere, Nordio deve fare un passo indietro»). Dal Nazareno ammettono che la vicenda ha molti lati oscuri e occorre essere prudenti. Dichiarazioni simili arrivano da esponenti della maggioranza e dall’Anm. Giuseppe Tango, presidente del sindacato delle toghe, sostiene che occorre trattare la questione con «la massima attenzione» e aspettare l’esito degli approfondimenti chiesti da Mattarella: «Non è il momento delle valutazioni».

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Anche se nessuno lo dice a microfoni accesi, cresce il timore che la campagna giornalistica sia stata concepita per danneggiare le istituzioni di uno dei pochi Stati che non ha mai fatto sconti alla Russia. Aumentano pure i dubbi sulla veridicità delle notizie che sono state fornite al Fatto e a Report. L’accusa infondata lanciata da Sigfrido Ranucci a Nordio conferma che almeno una parte di quel materiale è falsa. Anche le motivazioni con cui alla coppia italiana è stata concessa l’adozione del bambino - aspetto cruciale perla concessione della grazia «umanitaria» a Minetti - appaiono più solide di quanto i denigratori vogliano far credere. Il telegiornale uruguayano Telenoche ha avuto accesso alla documentazione, dalla quale risulta che il piccolo, sofferente di una grave patologia, era stato abbandonato dai genitori biologici al momento della nascita e che per tre anni l’Inau (l’istituto uruguayano per l’infanzia) non era riuscito a rintracciare altri familiari. Di fronte a questa situazione aveva classificato il caso come «eccezionale», rendendo così possibile la sua adozione con tempi e pratiche accelerati. In quelle carte si legge anche che Minetti e Cipriani «hanno creato un legame di profondo amore con il bambino», il quale «chiedeva di loro ogni giorno» e li chiamava «mamma» e «papà».

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È stato chiarito, inoltre, perché il nome del bambino non appaia nei registri dell’ospedale di Padova e del San Raffaele. Tramite i loro legali, Minetti e Cipriani hanno spiegato alla procura milanese di essersi rivolti direttamente ai medici. Questi accertamenti fanno parte della nuova indagine chiesta dagli uffici di Mattarella a quelli di Nordio per «riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa». La pratica, come da regola, è stata affidata dal ministro alla procura generale competente, che in questo caso è quella di Milano. Sarà un’inchiesta a tappeto che vedrà l’Interpol impegnata anche a Ibiza, dove Minetti ha vissuto, e in Uruguay, per capire innanzitutto se ci sono procedimenti penali a carico dell’ex consigliera regionale lombarda: la commissione di nuovi reati dolosi basterebbe a far decadere la grazia. Sarà sottoposto a controllo severo lo «stile di vita» di Minetti, che secondo Il Fatto non è cambiato e dovrà risultare diverso da quello dei tempi in cui frequentava le cene di Silvio Berlusconi. Nella relazione favorevole alla concessione della grazia firmata dalla procura generale il 9 gennaio si legge che Minetti ha preso una «radicale distanza dal passato» e occorre che questo cambiamento sia confermato dalla nuova indagine. I legali della coppia hanno comunicato di aver consegnato alla procura «l’intera documentazione giudiziaria e amministrativa utile» relativa all’adozione, il cui iter risulta essere iniziato nel 2020 e concluso il 15 febbraio 2023.

Lo hanno fatto «in spirito di piena collaborazione» e sicuri che consenta di smentire la ricostruzione «falsa, non aderente agli atti e gravemente lesiva» fatta da alcuni media. Inoltre hanno indicato ai magistrati milanesi «tutti i consulti eseguiti in Italia e all’estero, con deposito della documentazione sanitaria delle visite». Dalla Caritas Ambrosiana, intanto, hanno raccontato che per mesi, dalla primavera del 2025, Minetti, di propria iniziativa, ha svolto volontariato affiancando nello studio un ragazzo di terza media e mostrando un atteggiamento «positivo, affidabile e puntuale». Fino a due settimane fa, quando ha avvertito che, non trovandosi a Milano, non avrebbe potuto presentarsi. Tutto questo senza chiedere certificati o documenti da usare per questioni personali o giudiziarie.