Non è stato un «vertice di maggioranza», spiegano a Palazzo Chigi. E questo perché Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, sono stati tutti insieme nella stessa stanza per non più di dieci minuti. Il vertice era previsto, ma il confronto è iniziato tardi e il segretario di Forza Italia se ne è dovuto andare dopo poco. Nessuna decisione presa, dunque. E sul tavolo c’erano le nomine ai vertici di tre importanti pezzi dello Stato.
La Rai è da un anno e mezzo senza presidente. Questo perché l’opposizione continua a mettere il veto su Simona Agnes, proposta da Forza Italia. E il consenso di una parte della sinistra è necessario, dal momento che la legge prevede che sul nome del presidente ci sia il «parere favorevole, espresso a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti», della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. Il centrodestra risponde disertando la stessa commissione, guidata dalla pentastellata Barbara Floridia.
Gli appelli di Sergio Mattarella sinora sono stati inutili e la situazione non poteva comunque essere risolta ieri a Palazzo Chigi, proprio perché è necessaria la collaborazione della minoranza. L’ipotesi di proporre come presidente Luisa Todini, ex eurodeputata azzurra ed ex consigliera di amministrazione della stessa Rai, al momento è poco più di una suggestione.
Quindi c’è la Consob, la Commissione per le società e la Borsa, senza guida dall’8 marzo, quando è scaduto il mandato di Paolo Savona. Il successore deve essere proposto dal presidente del consiglio su designazione del consiglio dei ministri: in questo caso basterebbe un accordo tra alleati.
Terzo tassello, l’Antitrust, una delle authority più importanti. Il mandato del presidente Roberto Rustichelli è terminato il 5 maggio. La decisione è formalmente nelle mani dei presidenti delle due Camere, senza coinvolgimento del governo; in pratica, il dossier è abbinato a quello della Consob.
Per quest’ultima, Forza Italia vede di buon occhio l’economista Federico Cornelli. «È una persona di grande livello», commenta l’azzurro Raffaele Nevi, avvertendo però che «ce ne sono altri che potrebbero andare comunque bene». Si dice convinto che «una nomina di alto profilo, che dia la sensazione di una terzietà», sarà trovata «in tempi rapidi». La «terzietà» è il motivo per cui Forza Italia ha bloccato la nomina di Federico Freni, deputato leghista e sottosegretario all’Economia, sul quale aveva puntato il partito di Salvini. Un altro nome ben quotato per la Consob è quello dell’economista Donato Masciandaro, consigliere del ministro Giancarlo Giorgetti. Ieri pomeriggio Masciandaro è stato visto entrare a Palazzo Chigi. Difficile, ma non impossibile, che l’intesa su Consob e Antitrust si raggiunga entro venerdì, quando si riunirà il consiglio dei ministri. Intanto Carlo Calenda conferma di avere con Meloni un rapporto diverso da quello degli altri leader d’opposizione.
Ieri pomeriggio è andato a Palazzo Chigi, per portare alla premier le sue proposte in materia di energia. Mercoledì scorso in Senato, durante il “question time”, il capo del governo gli aveva fatto un invito formale: «Deve sapere, senatore Calenda, che le porte del governo, le porte mie personali, per chi ha voglia di confrontarsi nel merito delle questioni che impattano su ciascuno di noi, saranno sempre aperte».
Il leader di Azione si è presentato con un dossier in cui propone di indire gare per la distribuzione dell’energia elettrica, settore in cui oggi Enel copre l’85% dell’utenza; di regolare i profitti di Enel e Terna, che Calenda giudica troppo elevati pur lavorando in sostanziale monopolio; di rinnovare le concessioni per le grandi centrali idroelettriche e geotermiche, in modo da rendere prevedibili gli oneri in bolletta. Ne è uscito un colloquio «cordiale e costruttivo», assicura Calenda. I due hanno discusso per un’ora ed è probabile che abbiano toccato anche il tema della legge elettorale.




