C’è qualcosa di profondamente rivelatore nella polemica che la sinistra ha scatenato contro il video realizzato da Fratelli d’Italia per il 2 giugno. Uno spot di pochi minuti che racconta il primo voto delle donne nel 1946, il lungo cammino dell’emancipazione femminile e il traguardo storico raggiunto nel 2022 con l’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Una storia che dovrebbe unire. E invece divide. Perché la protagonista finale di quella storia non è una donna di sinistra.
Il cortometraggio “Il futuro ha bisogno di voi” racconta la vicenda simbolica di Teresa, giovane sposa e madre, che nel 1946 è indecisa se andare alle urne («se finora hanno fatto a meno del mio voto, possono continuare senza»). Ma nel sogno vede scorrere davanti ai suoi occhi il futuro dell’Italia: donne che conquistano ruoli sempre più importanti nelle istituzioni, fino ad arrivare al giorno in cui la Meloni diventa presidente del Consiglio. Teresa sorride, commossa, e decide di recarsi alle urne.
La risposta della sinistra è stata una raffica di accuse: ricostruzione parziale, appropriazione della storia, celebrazione personale della premier. La Stampa attacca: la Meloni è l’erede di una parte politica che ha le sue radici nella destra conservatrice che non era proprio a favore del voto alle donne... E la senatrice di FdI, Ester Mieli, replica: «Oltre alla sterile polemica politica ci sono tante chiacchiere da parte della sinistra che si dice indignata per un video che celebra il voto delle donne, realizzato da Fratelli d’Italia. Non solo espongono inutili ed improduttive argomentazioni ma attaccano un governo che è da sempre al lavoro per rafforzare il ruolo delle donne in politica, nel mondo del lavoro e nella società».
La sinistra da decenni rivendica il monopolio delle battaglie femminili, salvo poi andare in cortocircuito quando una donna rompe il soffitto di cristallo senza chiedere il permesso ai salotti progressisti. La verità è che la premier rappresenta una contraddizione vivente per una certa cultura politica. È una donna che ha raggiunto il vertice dello Stato senza quote rosa, senza corsie preferenziali, senza essere il prodotto di una cooptazione ideologica. Ha conquistato il consenso degli elettori e ha ottenuto un risultato che nessuna leader della sinistra era riuscita a raggiungere prima: diventare il primo presidente del Consiglio donna della Repubblica italiana.
Nel cortometraggio, realizzato con i fondi del 2 per mille che, per legge, devono andare almeno in parte alla promozione della partecipazione delle donne alla vita politica, compaiono Tina Anselmi, Nilde Iotti, Maria Elisabetta Casellati e Marta Cartabia, figure che hanno segnato tappe fondamentali come presenza femminile nelle istituzioni italiane. Il messaggio è chiaro: ogni generazione apre una porta a quella successiva. Come è chiaro che a irritare gli avversari della premier non è tanto il contenuto del video, ma il simbolo che rappresenta. Perché Meloni ha infranto uno schema consolidato: quello secondo cui l’emancipazione femminile dovrebbe avere un unico colore politico. E invece le donne sono libere. Libere di votare a sinistra, a destra o al centro. Libere di pensare con la propria testa. Libere perfino di identificarsi in una leader di centrodestra.




