Attenti. Gli italiani non disertano la Festa della Repubblica. All’insegna degli assenti che hanno sempre torto, le tre ore di diretta televisiva sulla parata militare perla festa del 2 giugno hanno segnato il 44% di ascolto, livelli che ormai neppure la Nazionale di calcio.
La sinistra se ne faccia una ragione: dopo quattro annidi governo di Giorgia Meloni siamo diventati patrioti. In tv preferiamo guardare i carri armati e i bersaglieri piuttosto che le amichevoli degli azzurri, che se arrivano al 30% fanno già un grosso risultato. Alla faccia di Ilaria Salis, di Tomaso Montanari e di Roberto Saviano, che davanti al presidente della Repubblica, nel giorno della festa nazionale vorrebbero far sfilare quelli della Flotilla; perché addirittura non Hamas, a questo punto?
Bene anche la sera, con lo speciale sugli Ottanta Anni dal Referendum ha superato il 16% di share, distanziando gli approfondimenti politici del martedì. L’Italia non stufa, gli anti-italiani sì, sembra essere il verdetto del telecomando. Ma non sono certo in televisione che vanno trovati gli sconfitti della giornata. L’indice è puntato in direzione Elly Schlein e Giuseppe Conte, che hanno marcato visita senza giustificazione.
SEDIE VUOTE
Cosa faranno, qualora la sinistra vincesse al prossimo giro? Lasceranno vuote le sedie accanto a Sergio Mattarella? O stavolta presenzieranno, a testimonianza che per i progressisti la Repubblica merita di essere celebrata solo se la governano loro; perché con la destra mai immischiarsi, neppure quando essa rappresenta le istituzioni, che sono secondarie e devono soccombere davanti alle logiche di partito.
Nessuno mi aveva invitata, si giustifica la segretaria dem, nascondendosi dietro l’etichetta, come se si trattasse di una compleanno di alunni delle scuole medie e il 2 giugno non fosse invece una festa nazionale. Affermazione curiosa peraltro per una che ha fondato Occupy Pd e poi se l’è presa affermando che nessuno l’aveva vista arrivare, il che significa che non aspetta inviti quando vuole una cosa.
È vero, il cerimoniale non prevede l’invito ufficiale ai segretari di partito ma solo alle istituzioni, quindi ai capigruppo di tutti i partiti, anche quelli all’opposizione, e agli ex premier, pertanto oltre a Conte anche a Matteo Renzi, che pure, se c’era non ha dato nell’occhio. Però dipende da quanto uno ci tiene.
Meloni ad esempio, quando era la leader di un piccolo partito d’opposizione, ha chiesto di esserci ed è stata naturalmente accolta a braccia aperte, anche se collocata naturalmente a lato, nel posto che ai tempi le competeva. Elly invece non si è abbassata.
A pensarci meglio però, non è stata questione di non abbassarsi, ma calcolo. L’assenza è figlia di un calcolo politico, non di una cattiva interpretazione del galateo istituzionale. Così non fosse, la segretaria avrebbe chiesto di essere presenti ai suoi due capigruppo in Parlamento, Francesco Boccia e Chiara Braga, come ha intelligentemente fatto l’ex rottamatore, facendosi rappresentare da Raffaella Paita e Maria Elena Boschi. Perfino Conte si è fatto in qualche modo sostituire, anche se il volenteroso Michele Gubitosa non può essere definito una prima scelta.
Schlein e i dem invece no: la segretaria è testardamente unitaria e vuole farsi portare a Palazzo Chigi dall’interno campo largo. Non avendo idee né particolare carisma, ha optato per una strategia che persegue ossessivamente: quella di non fare nulla che le possa portare critiche. Dopo aver messo il piede su una buccia di banana, parlando di patrimoniale e prendendosi un vaffa sia da Renzi sia da Conte, Elly non poteva permettersi di comparire alla parata del 2 giugno, perché si sarebbe presa gli strali di Avs, dei pro-Pal e di quella parte del Pd che l’ha votata.
TATTICHE
La strategia però ha il fiato corto. Mattarella Sergio o Salis Ilaria? La segretaria dem deve scegliere, le due figure non sono compatibili. Ha detto che vuole portare il Pd più a sinistra e di essere stata eletta per questo, ma l’assenza sua e dei suoi alla parata del 2 giugno legittima la domanda quanto più a sinistra; fino a uscire dal perimetro delle istituzioni, che è poi a ben vedere il perimetro tracciato dalla Costituzione che Schlein si è praticamente intestata quasi l’avesse fatta lei? Gli italiani, per quanto vale l’auditel, che comunque ha una base ben più ampia di qualsiasi sondaggio, lo hanno fatto.
La circostanza di avere alleati rumorosi e aggressivi, specialisti nell’alzare i toni della polemica e di farsi misura del mondo al punto da criminalizzare chi non la pensa come loro, si trattasse finanche di Erri De Luca o Francesco De Gregori, è un handicap per arrivare a Palazzo Chigi. Legarsi a questa gente per riuscire a sbarcarvici è stato un errore di cui la segretaria ha già iniziato a pagare il conto. Se lo hanno capito Carlo Verdone, Luca Zingaretti, Luca Barbarossa, Carolina Crescentini e Cristina Capotondi, la sera del 2 giugno sul palco di Mattarella, dovrebbe capirlo anche lei.




