Matteo Salvini si smarca dall’assedio di Vannacci e rilancia mettendo in campo Luca Zaia e le sue migliori pedine. L’ex governatore del Veneto ha sciolto la riserva e accetta di guidare da vicesegretario la partita del Nord, cuore pulsante del partito. Di fatto la Lega gioca d’anticipo e apre la campagna elettorale che ci porterà alle politiche del prossimo anno.
Non ci permettiamo di dare consigli a gatti – i leader del centrodestra – che hanno dimostrato di sapersi arrampicare benissimo da soli, ma sentiamo che nell’aria c’è attesa di un segnale forte e chiaro. Non mi riferisco alla rotta che è già definita e che non può essere che la prosecuzione del viaggio iniziato quattro anni fa. Su questo non mi sembra ci siano dubbi come dimostrano i sondaggi premianti per la coalizione. Ma non nascondiamoci dietro un dito: l’anno pre elettorale è quello in cui la gente si aspetta il premio fedeltà, che deve essere semplice, comprensibile e soprattutto efficace e concreto. Come aveva ben capito Silvio Berlusconi il patto con gli elettori è un contratto, e quando i contratti scadono, per rinnovarli serve un incentivo.
Matteo Renzi si inventò gli ottanta euro, Grillo il reddito di cittadinanza, prima di loro il Cavaliere mise sul piatto una infinità di benefit ad effetto. Va bene parlare di Ucraina e Iran, di nucleare e grandi opere. Tutto perfetto ma stringi stringi la gente si chiede: e a me cosa dai? Ecco, detto in altre parole il severo Giorgetti scrupoloso custode della cassa deve mettersi nell’ordine di idee che questa volta la cassa va aperta, senza fare pazzie ma va aperta, altrimenti rischia di dover passare le chiavi a mani ostili. Spendere per cosa? Non saprei di preciso ma dovessi dire: per mettere soldi veri e contanti in mano alla gente e possibilmente pure ai piccoli imprenditori. L’Europa si arrabbierà? Troveremo il modo di placarla. La sinistra urlerà “mancia elettorale”? Le faremo rispondere dai beneficiati (che saranno anche i suoi elettori). Perché gli ideali non hanno prezzo ma il consenso sì.




