Uno, nessuno, un milione 680mila. Come gli euro che Laura Ravetto, ex Forza Italia, ex Lega e da poco con Vannacci avrebbe incassato in sette anni, dallo scorso gennaio, se avesse ottenuto la presidenza di Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ma la sua candidatura è stata ritenuta inadeguata e quindi l’onorevole, su mandato della Lega, ha dovuto continuare «a difendere in tivù certe cazzate» – l’ha scritto lei su Instagram – a soli 111mila all’anno, mezzo milione da inizio legislatura, circa la metà dei 240mila ogni 12 mesi che avrebbe percepito da presidente di Arera.
Comunque se difendeva «certe cazzate» pure durante la legislatura precedente, almeno da quando a novembre 2020 è passata da Berlusconi a Salvini, alla recita vanno aggiunti 200mila euro, il che porterebbe il totale del collegio di difesa a circa 700mila, meglio di niente.
VELENI
Chiariamo: la Ravetto (qualche maligno lo sostiene) non ha lasciato la Lega né la maggioranza perché una parte della stessa maggioranza non l’ha voluta in Arera reputando il curriculum insufficiente. Le motivazioni del polemico addio sono politiche, e ci sta di cambiare idea, anche diverse volte. L’altro giorno alla Camera Ravetto ha dichiarato che Futuro Nazionale non vota la fiducia al governo «non per fare un favore alla sinistra, ma perché il governo ha tradito la fiducia degli elettori», gli stessi che per sua ammissione Ravetto ha preso per i fondelli centinaia di volte, la stima delle sue presenze nei talk show.
Ravetto, oggi nel Gruppo (fritto) Misto – lo stesso di Soumahoro il quale però non ha mai ammesso di aver riferito balle per conto della Bonelli&Fratoianni – dicevamo che la deputata ha risposto con un “post” a chi l’ha accusata di voltagabbanismo, o voltagabbanesimo, religione che ha diversi fedeli che a differenza della Ravetto difettano in sincerità.
«Avete ragione!», ha scritto, «infatti il problema era prima quando la Legami mandava in tv a difendere certe cazzate! 6.700 rimpatri annui sono una miseria (si fidi, lo pensano tutti pure in Lega, pure quello che ha girato il video)», e spieghiamo subito.
SPETTACOLO
Prima il seguito del “post”: «Finalmente ora sono libera! Libera di dire la verità! E soprattutto libera di sperare che Vannacci arrivi al governo e faccia ciò che questa destra finta non sa fare». Il post della deputata della Repubblica, inteso come l’istituzione, è stato impreziosito da un paio di “faccine” che ridono.
Veniamo al tragicomico video pubblicato dalla pagina “Abolizione del suffragio universale”. Nella parte alta (gennaio ’25) c’è la Ravetto all’Aria che Tira (La7). «Però bisogna essere obiettivi: «Con Piantedosi, con questo governo, gli sbarchi quest’anno sono stati 66mila, e i rimpatri sono aumentati negli ultimi tre anni, per ogni anno, del 20%, e quest’anno sono stati 7mila. Con la sinistra», continua Ravetto, citando numeri corretti, «al massimo eravamo arrivati a 4mila». Stop, pausa teatrale direbbe Elly. Comincia la parte sotto del filmato, datata giugno ’26: «Siamo onesti, la presidente Meloni ha fatto un post in cui ha scritto “più 50% dei rimpatri nel 2025 rispetto al 2022”», e l’onorevole cadenza le parole con ampi gesti e storpia la voce. «Sì, tuttavia», prosegue, «i rimpatri effettuati nel 2025 sono stati circa 4.700, meno di 400 al mese, e se ci aggiungiamo i rimpatri volontari siamo a 6.700, un’efficacia espulsiva pari a meno del 10% dei flussi. E allora», questa la chiosa teatrale, «il 50% in più di ben poco, rimane ben poco, e l’Italia rimane tra gli ultimi Paesi in Europa per rimpatri... altro che», sempre leggendo sul foglio, «sremi... remigr... remigrazione!». Il finale è degno dell’inizio: «Pur di non dare ragione a Vannacci e a Futuro Nazionale state smentendo addirittura voi stessi».
Su Instagram l’onorevole ha pubblicato una “storia” che riprende un articolo di Repubblica: “Parla Ravetto, Fdi e Lega lasciano l’aula”. Ravetto ha commentato aggiungendo la scritta “Tutte medaglie”. Un’altra l’ha conquistata ieri quando è riuscita a farsi sbertucciare perfino dalla Piccolotti in Fratoianni, la stessa che alla Camera si è lagnata perché un giorno s’è dovuta svegliare alle 6 per essere in aula alle 8: «Chi recitava ieri, certamente sta recitando anche oggi e reciterà domani». Dopo le medaglie il Premio Oscar.




