L’orgoglio dei «figli di nessuno», di quelli che gli altri considerano «feccia», «scarto». Ma solo perché, è il sottinteso, hanno il coraggio di dire quello che gli altri pensano e non dicono. Tipo: sì alla “remigrazione”, no all’Europa “scatafascio” di Mario Draghi, ma anche di Von der Leyen, sì al sovranismo («l’Italia agli italiani»). È questo, in sintesi, il marketing politico di Roberto Vannacci.
Futuro Nazionale si struttura in forza politica all’Auditorium della Conciliazione, dove ieri ha aperto la due giorni di assemblea costituente. In platea 1500 delegati. Il suo manifesto lo presenta così: «Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e siamo fierissimi di esserlo».
Si comincia tra bandiere, magliette nere con il logo FnV, inno d’Italia. Respinge i suoi legami con la Russia: «Io filorusso? Una fuffa». Attacca Forza Italia che «vota con Pd, Avs, M5S». Aggiunge: «Non sono io la stampella della sinistra», ma gli esponenti di FI e il loro leader, Antonio Tajani. Li definisce «utili idioti».
Vannacci all'assemblea di Futuro nazionale: "Siamo la feccia, orgogliosi di esserlo"
"Lo diciamo con forza e non ci vergogniamo, anzi vi chiedo di dirlo insieme: l'Italia agli italiani. Avrei volu...Qualcuno spera di ricondurlo a «più miti consigli»? Risposta: «O con noi di Futuro nazionale, guardiani del sovranismo e garanti della cittadinanza, oppure con Draghi, Von der Leyen, le multinazionali e il globalismo». Gli altri lo attaccano? Lui ignora e riparte dalla «sporca dozzina», il pugno di parlamentari che lo ha seguito. «L’Italia agli italiani», urla dal palco, perché «noi non ci vergogniamo di dirlo». La stampa resta fuori dalla sala. Altro modo per segnare una distanza dagli «altri», lucrando sul politicamente scorretto, sui «resti», sugli esclusi.
Vannacci legge la preghiera dei parà francesi: fegati rossi spappolati
Fegati, fegati spappolati a sinistra. Il generale Roberto Vannacci apre l'assemblea di Futuro nazionale, il moviment...Nessun leader degli altri partiti è venuto, nonostante siano stati invitati. Segno di un isolamento che, però, il generale ribalta a suo vantaggio, seguendo la logica dei «figli di nessuno». Non sono venuti? «Problemi loro», risponde. «Io per educazione ho invitato tutti. Sarebbe stato corretto secondo me rispondere e partecipare anche solo per un saluto... Ma l’assemblea va avanti ugualmente». Ringrazia però le terze e quarte file di Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia che si sono viste. Sull’alleanza con il centrodestra gioca a fare il corteggiato: «Non ho mai parlato di adesione al centrodestra. È il centrodestra che ne parla, sembrano siano aspettative del centrodestra».
Anzi, è lui che pone le sue «condizioni, le linee rosse» per aderire: dall’immigrazione alla sicurezza, e «chi vuole salire sulla barca ci sale. Non è una mia istanza. Le mie posizioni non le ammorbidisco e non le cambio». Si fa forte dei sondaggi: «Ancora prima di nascere Futuro nazionale è al 5%. Siamo il sestante che riporta l’alleanza del centrodestra che è andato alla deriva nella giusta direzione». Meloni lo accusa di aiutare la sinistra? «Se avrà una domanda da fare me la rivolgerà direttamente e avrò il piacere di risponderle». Per il resto si concentra sui suoi temi: immigrati. La loro «sola libertà» è «quella di essere rimpatriati». Perché «i diritti civili e sociali gli europei se li sono conquistati con il sangue di chi ha lottato. Gli altri non vengano ad elemosinarli a casa nostra», dice. E rivendica di aver “sdoganato” la remigrazione, nel giorno in cui è previsto il corteo di Casapound.
Vannacci umilia Formigli e Ranucci: "Perché vi dico grazie"
Si scatena Roberto Vannacci, quando alla prima assemblea di Futuro nazionale attacca la stampa per quello che ha sc...«Io condivido una buona parte della proposta fatta. Che viene dal basso. Qualcuno dice “sono fascisti” e allora? Non mi interessa chi porta a tavola la pasta». Ancora: «Prima remigrazione non si poteva dire, adesso il termine remigrazione», si vanta, «è entrato nell’uso comune, anche grazie a me». Quanti migranti possono entrare? «La mia concezione è che non ne deve entrare nessuno» salvo «eventuali deroghe» perché, secondo l’ex generale, «erodono lo stato sociale», anche se le statistiche restituiscono una fotografia diversa. Il principale imputato sotto accusa, però, è l’Unione europea su cui si deve «cambiare rotta»: «Certamente l’ingresso nell’euro non ci ha portato bene. È difficile» uscirne, ma «dobbiamo cominciare a prendere in esame una soluzione». «L’Europa, dopo trenta anni, è allo scatafascio. Qualcosa dobbiamo fare». Ribadisce il suo “no” alla corsa al riarmo europeo: «È un feticcio per rilanciare l’industria, specie tedesca, che è affossata dal green deal». Poi si concede, brevemente, ai giornalisti.




