Prima, alla cena di lunedì, il disgelo tra Giorgia Meloni e Donald Trump. Poi ieri, nel secondo giorno del G7 di Évian, il ritorno a una sintonia che, se non è quella dei bei tempi, le assomiglia molto. Lo si è visto all’inizio del pranzo di lavoro sul Medio Oriente. Il presidente del Consiglio europeo, il portoghese Antonio Costa, si avvicina a Meloni e Trump e commenta: «You’re friends again», siete di nuovo amici.
«Siamo sempre stati amici», replica la premier. «Sono stato abbandonato...», dice il presidente americano, con un tono scherzoso. «No, non lo sei stato», ribatte ridendo la premier italiana. Tutto questo sotto lo sguardo divertito del cancelliere tedesco Friedrich Merz. La diplomazia internazionale vive anche di certi rapporti.
A questo punto le tensioni esplose con l’attacco del capo della Casa Bianca a Leone XIV e la schietta replica di Meloni, che aveva giudicato «inaccettabili» le parole rivolte da Trump al pontefice, si possono considerare chiuse. La filosofia della premier, secondo cui tra amici bisogna dirsi le cose in modo chiaro, ha retto l’urto con Trump. Per lei, che non ha smesso di predicare per l’unità dell’asse atlantico, un risultato da portare a casa.
Fonti diplomatiche hanno raccontato che già nella sera precedente, a margine della cena dei leader, c’era stato un «utile chiarimento» tra i due, senza battute né scherzi. Meloni era stata soddisfatta perla consonanza di vedute riscontrata con Trump sulla necessità di tenere unito l’Occidente e anche sulle scelte da prendere riguardo all’Ucraina. Non si esclude (anzi) che tra loro possano esserci occasioni per un dialogo più approfondito, prima che termini il G7.
I COLLOQUI BILATERALI
Come sempre, la presenza contemporanea dei leader delle sette grandi democrazie e dei capi di Stato e di governo invitati agevola i colloqui bilaterali. Meloni ieri ha avuto un faccia a faccia con il presidente degli Emirati arabi uniti, Mohamed bin Zayed, anche sul memorandum d’intesa siglato tra Iran e Stati Uniti. I due hanno concordato sulla necessità di ripristinare la libertà di navigazione attraverso lo stretto di Hormuz e Meloni ha ribadito il sostegno italiano alla sicurezza degli Emirati e delle altre nazioni del Golfo. Le relazioni tra Roma e Abu Dhabi sono destinate a farsi più strette, iniziando dai settori della difesa e degli investimenti.
In mattinata la presidente del consiglio aveva avuto un colloquio con il primo ministro del Canada, Mark Carney. Le diplomazie dei due Paesi stanno lavorando a un “accordo quadro”, che sarà firmato nei prossimi mesi, per rafforzare la collaborazione già avviata sulla difesa e altri settori strategici. Carney ha offerto all’Italia un accesso prioritario alle riserve canadesi di minerali critici come la grafite, fondamentale perle batterie al litio. Un’operazione nella quale avrà un ruolo fondamentale Eni, che di recente è salita al 12% nella società canadese Nouveau Monde Graphite.
FERMEZZA CON LA RUSSIA
Nella sessione mattutina sull’Ucraina, alla quale ha partecipato Volodymyr Zelensky, Meloni ha spiegato che la situazione sul terreno è molto diversa dalla narrazione russa. Ha detto che il fronte è sostanzialmente congelato, perché da dicembre 2022 la Russia ha conquistato meno dell’1,5% del territorio ucraino e nel 2026 l’avanzata russa si è fermata. La premier, inoltre, è convinta che Mosca mostri segnali di difficoltà: l’economia è sotto pressione e sulla guerra cresce la distanza tra l’élite e la popolazione. È il momento in cui la fermezza degli alleati occidentali può spingere Vladimir Putin a fare un negoziato serio. L’obiettivo resta quello di favorire un confronto diretto tra il presidente russo e Zelensky, ma spetta al primo mandare quei segnali di volere davvero la pace che finora sono mancati.
La stessa Meloni, del resto, si è definita «una combattente» (e non solo perché ha smesso da poco di fumare).
Si è presentata al vertice con un completo chiaro con giacca e pantaloni e cravatta in tinta. Al commento di Merz sulla cravatta, la premier ha risposto: «You can consider me a fighter», consideratemi una combattente. Al che Costa ha aggiunto: «Not just a lady», non solo una signora. Tra le tre dichiarazioni adottate dai leader, una cita il piano Mattei per l’Africa come modello per la creazione di «partenariati internazionali reciprocamente vantaggiosi». A conferma dell’impronta lasciata dalla premier italiana sul vertice.




