Non sarà un terremoto, ma di sicuro è un segnale molto significativo: Bruno Tabacci si è dimesso dal gruppo del Partito democratico alla Camera e ha chiesto di essere iscritto al Misto. Lo ha annunciato all'Assemblea il vice presidente Sergio Costa.
Eletto in Lombardia nel 2022 con il centrosinistra come indipendente, tra le fila di Impegno Civico-Centro Democratico, lo storico ex esponente della Democrazia cristiana molto vicino a Matteo Renzi (che non a caso aveva proposto il suo "La rosa bianca" come possibile nuovo nome del campo largo) contesta la linea massimalista del centrosinistra.
Campo largo, cortocircuito nella piazza rossa: si accusano di fascismo pure tra loro
Solitamente danno dei fascisti a tutti quelli di centrodestra. Ma evidentemente non basta più. Così hanno ..."Ho condiviso, e continuerò a condividere, molte battaglie del Partito Democratico, del cui gruppo parlamentare mi onoro di aver fatto parte. Ma oggi considero indispensabile contribuire alla costruzione di uno spazio politico diverso, capace di parlare anche a chi si riconosce nell’alternativa alla destra senza sentirsi rappresentato dal Partito Democratico". Insomma, per Tabacci (ex governatore della Lombardia a fine anni Ottanta, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Mario Draghi premier, ex presidente di +Europa) si tratta di compiere una naturale corsa al centro.
Una corsa al centro che sembra essere preclusa tanto dalla linea imposta dalla segretaria dem Elly Schlein quanto dalla stessa alleanza tra dem, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. La prova plastica è il comizio di Napoli finito in disastro per Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Un comizio a cui non è mai stato invitato, per esempio, Renzi.
Il Giuseppe Conte putinista devasta il campo largo
Altro che “Alleanza per la Costituzione e la democrazia”, come Conte vuole chiamare la coalizione di centros..."È una scelta politica, meditata e necessaria. La destra non si batte restringendo il campo. Si batte allargandolo", sottolinea Tabacci nella lettera inviata a Montecitorio. E forse, sottolinea il Foglio, sullo strappo potrebbero aver influito le parole pronunciate dall'alleato Giuseppe Conte sulla Russia da quel "maledetto" palco napoletano.




