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Sigfrido Ranucci, delirio-M5s: "È il piano di Giorgia Meloni"

di Massimo Sanvitosabato 11 luglio 2026
Sigfrido Ranucci, delirio-M5s: "È il piano di Giorgia Meloni"

3' di lettura

Eccolo, Sigfrido. Il moralizzatore, ormai mollato da tutti, persino dall’ex consulente Giangaetano Bellavia («Lavitola? Allibito da quell’amicizia; Report? Non fa inchieste», ha detto al Giornale), ora fa la vittima. «Apprendo con sconcerto e con preoccupazione per l’informazione tutta che la Rai ha deciso di utilizzare il pretesto delle vergognose congetture, assurde, che sono state veicolate nelle ultime ore da alcune dichiarazioni politiche e da alcune ricostruzioni giornalistiche, per sospendere le repliche estive di puntate di inchiesta di Report già trasmesse», ha detto ieri subito dopo la decisione della Rai, sacrosanta, di stoppare la messa in onda delle vecchie puntate del suo programma.

E ancora: «Sospensione con una motivazione che afferma esattamente il contrario: questa non è la protezione del “patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico” e della trasmissione, ma è la delegittimazione non solo della mia persona ma anche di tutto il lavoro dei singoli giornalisti che in modo autonomo e indipendente hanno curato inchieste importanti e che sono vero patrimonio per l’informazione e la democrazia». Ma da chi erano imbeccate certe inchieste? È per questo, viste anche le stesse ammissioni di Sigfrido sul suo stretto rapporto con Lavitola, che l’azienda ha deciso di cautelarsi. Anche perché, va detto, non esiste alcun diritto ad andare in onda due volte. Mica è censura, come vuol far credere Sigfrido. La redazione di Report è saltata sulle sedie: «È grave che fino a ieri il direttore Paolo Corsini abbia valutato con gradimento la qualità delle repliche e oggi in concomitanza con le richieste di Libero del gruppo Angelucci sull’opportunità di mandare in onda sia stata assunta questa iniziativa».

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Il Movimento 5 Stelle, nemmeno a dirlo, è corso veloce in soccorso del guru delle inchieste (quelle che non toccano il campo largo, s’intende...). «La Rai parla di “ragioni cautelari” alla base della sospensione delle repliche di Report. Bene: quali, esattamente? Cosa state tutelando? Qual è il rischio, qual è il pericolo che ci sarebbe trasmettendo le repliche? Perché, finché non lo spiegano con chiarezza, il sospetto è che questa dirigenza stia cogliendo la palla al balzo per attuare un piano targato Fratelli d’Italia», hanno spiegato i pentastellati della Commissione di Vigilanza Rai. Ma non si erano dimessi in blocco? Dettagli. «Peppe De Cristofaro, senatore di Alleanza Verdi Sinistra, l’ha sparata: «Non vorrei che questa vicenda nasconda in realtà un provvedimento punitivo che soddisfa proprio quella destra che in questi anni ha fatto di Ranucci il suo bersaglio preferito».

Di sospensione «grave e prestuosa» ha invece parlato il piddino Walter Verini. E poi ecco la Federazione nazionale della stampa italiana, col presidente Vittorio Di Trapani: «Ormai siamo al ribaltamento dei fatti: la vittima di un attentato per i dirigenti Rai diventa il sospettato». Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, l’ha bollata come «una decisione sbagliata e incomprensibile». Poteva mancare l’Usigrai? Certo che no. «Una scelta che non tutela il lavoro di colleghe e colleghi e anzi alimenta dubbi sul futuro di Report», hanno spiegato i sindacalisti militanti. «Giusto così. È doveroso tutelare la credibilità del servizio pubblico», hanno commentato dalla Lega. «Decisione più che legittima», hanno aggiunto da Fratelli d’Italia.

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