Filiere strategiche per l'Alleanza atlantica sono appese alle mosse dei suoi rivali. Questo il contenuto di quanto mostrato da Giorgia Meloni ad Ankara. La presidente del Consiglio, seduta al tavolo del vertice top secret dei leader della Nato, ha preso in mano un foglio. Sopra - è il retroscena del Messaggero - una mappa, un allarme. I metalli e i minerali con cui la Nato fabbrica le sue armi e i suoi dispositivi più all'avanguardia si trovano altrove. Cina, Russia, Corea del Sud, Taiwan.
È per questo che la premier ha fatto preparare agli uffici del governo un dossier distribuito a tutti i leader della Nato al tavolo, da Trump a Macron, da Merz a Starmer, insieme a una mappa che è circolata fra le delegazioni internazionali presenti. "Se noi aumentiamo le risorse che investiamo senza porci il problema politico del controllo delle filiere della difesa rischiamo di pagare il prezzo della dipendenza" sono state le sue parole che, in fondo in fondo -è il ragionamento del quotidiano - "sono un messaggio politico e il destinatario è anzitutto l'(ex?) alleato Trump".
Mark Rutte umiliato dal giornalista: "Seduto e muto di fianco a Trump. E la tua autostima?"
Mark Rutte in imbarazzo totale. Il segretario generale della Nato ha partecipato a una conferenza stampa a margine del v...Tradotto: che senso ha la corsa forsennata al riarmo, scandita dai continui diktat americani, se i risparmi dei cittadini europei finiscono a foraggiare l'industria cinese o russa? Come ampiamente mostrato nel dossier, di almeno tre metalli rari il gallio, la grafite e il tungsteno "la Cina possiede più del 70 per cento della produzione globale" ed è "il principale produttore di sei dei dodici metalli chiave per la Nato". Motivi per cui alla pratica delle terre rare lavorano da tempo Farnesina e Palazzo Chigi con un confronto serrato fra Meloni e Antonio Tajani. Il ministro degli Esteri è pronto a firmare l'adesione italiana alla "pax silica", l'alleanza lanciata dall'amministrazione Trump per costruire una filiera del silicio "sicura" ovvero evitando che la produzione e la raffinazione del metallo chiave per costruire i microchip, i nanometrici "cervelli" dell'industria digitale globale, resti solo nelle mani cinesi.
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Il vertice Nato di Ankara, conclusosi ieri, mercoledì 8 luglio, aveva un tema tutt'altro che leggero: l'a...




