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La Russa ricorda Borsellino: "Oggi sarebbe di Fdi". E Conte perde la testa

di Daniele Dell'Orcolunedì 20 luglio 2026
La Russa ricorda Borsellino: "Oggi sarebbe di Fdi". E Conte perde la testa

3' di lettura

Da luogo di solenne memoria a teatro di una commedia antigovernativa. La ferocia dell’opposizione in campagna elettorale perenne non risparmia nemmeno il sacrificio di Paolo Borsellino e il ricordo della Strage di Via D’Amelio. La ricorrenza ha un valore particolarmente simbolico per Giorgia Meloni, che da sempre ricorda come la sua scelta di militanza sia avvenuta proprio in risposta a quella brutalità, 34 anni or sono, quando era appena quindicenne. Anche per questo, le comunità giovanili del Movimento Sociale prima, di Alleanza Nazionale poi e di Fratelli d’Italia ora, dedicano da trent’anni una fiaccolata commemorativa tra le strade di Palermo. Nelle scorse ore, tutto lo Stato Maggiore di FdI era presente nel capoluogo siciliano. La qual cosa, evidentemente, non deve piacere troppo alle opposizioni, pigre quando si tratta di proporre, ma scattanti come lepri quando c'è da criticare. Dopo che il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha osato pronunciare una frase ritenuta eretica, «Oggi Borsellino sarebbe un ministro di FdI», il leader del M5s, Giuseppe Conte, anch’egli arrivato a Palermo per il network contro le mafie organizzato dai network grillini, ha urlato allo scandalo, parlando di «appropriazione indebita vergognosa» e di un «furto di eredità morale», e accusando la destra di voler confiscare un simbolo che, secondo lui, dovrebbe appartenere soltanto alla “memoria collettiva”. Solo che loro, gli smemorati della politica, è arduo che possano valorizzare ricorrenze che lasciano trascorrere senza troppi patemi a meno che non se occupi la destra.

NARRAZIONE
Vieppiù che questa ipersensibilità della sinistra tradisce una storica e inconfutabile verità, la stessa che la narrazione progressista ha tentato per decenni di occultare o edulcorare: Paolo Borsellino non è stato un eroe a-politico, né un’icona da salotto radical chic. È stato un militante di destra, esattamente come coloro che ieri, ancora una volta, hanno sfilato con le torce in mano. A ricordarlo, senza bisogno di scomodare la retorica, ci pensa la biografia politica dell’uomo, ben ricostruita nel libro La Gara dall'ex esponente di Msi e Alleanza Nazionale, Guido Lo Porto. Nei tempi in cui la politica si viveva tra gli atenei, Borsellino non sfilava nei cortei del ’68. Al contrario, muoveva i primi passi nell'associazione studenti medi Giovanni Gentile e, successivamente, diventava il vice di Lo Porto al Fuan, l’organizzazione universitaria della Fiamma. Lo Porto sottolinea inoltre che, a speculare sulla memoria del magistrato ucciso dalla mafia (che non ha mai rinnegato le proprie radici, e che anzi, il 19 maggio 1992, venne candidato alla Presidenza della Repubblica, tributandogli i 47 voti della Fiamma), sia stata proprio la sinistra, colpevole negli anni di aver teorizzato una inesistente "pista nera" dietro le stragi di mafia del '92. Se di strumentalizzazione si deve parlare, essa risiede proprio nel tentativo disperato di Conte e dei suoi alleati di cancellare il passato per poter arruolare anche Borsellino nel pantheon del politicamente corretto.
 

INDIGNAZIONE ASSURDA
L’indignazione dell’ex premier appare tanto rumorosa quanto priva di spessore, sia storico che politico, perché la destra non sta “rubando” Borsellino, sta semplicemente ricordando chi fosse veramente, e perché proprio «la difesa d'ufficio» di Conte da parte del capogruppo M5s al Senato Luca Pirondini smaschera l'intento dei pentastellati: «Essere in piazza a parlare di mafia segna la differenza tra chi fa fatti concreti e chi millanta di combatterla solo a parole», dice. Ma di loro fatti concreti, a parte le urla, non c'è nemmeno l’ombra. La replica del centrodestra non si è fatta attendere. Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di FdI, ha rintuzzato le accuse di Conte con una stoccata pesante: «Non ci può dare lezioni chi ha fatto uscire i boss dal carcere con la scusa del Covid». Parole che riportano il confronto su binari di realtà, lontano dalle aule dei tribunali mediatici in cui Conte vorrebbe confinare l'avversario. Anche la Presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, ha dovuto richiamare il leader 5S al dovere morale di distinguere tra indagato e condannato, evidenziando come la polemica odierna sia, per l'opposizione, solo un modo per sottrarsi a un confronto più ampio. La richiesta di Francesco Filini (FdI), che ha chiesto le dimissioni del senatore M5S Roberto Scarpinato dalla commissione Antimafia per farsi audire sul caso mafia-appalti, chiude il cerchio di una giornata in cui la memoria di Borsellino è stata, purtroppo, oscurata dalle solite tattiche di sopravvivenza politica di un’opposizione che, a corto di argomenti, preferisce ancora una volta gridare al lupo, ignorando che la storia, quella vera, ha le spalle molto più larghe delle loro polemiche.