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Indignati per Vannacci, ma a sinistra minimizzano gli insulti a Meloni

Era dissenso legittimo. Mettevano la premier a testa in giù? Erano innocui studenti con lo zainetto di Heidi manganellati dai poliziotti
di Annalisa Terranovagiovedì 23 luglio 2026
Indignati per Vannacci, ma a sinistra minimizzano gli insulti a Meloni

3' di lettura

Siamo sicuri che il limite invalicabile sia stato superato dal video in cui Vannacci in veste di imperatore ordina la morte dei suoi avversari politici nell’arena del Colosseo come ha affermato Schlein? Un video (generato dall’AI) che è sicuramente orribile ma che si inserisce in un filone ben nutrito di provocazioni e critiche violente che hanno investito la premier Meloni e gli altri membri del suo governo da quattro anni e che hanno fatto venir meno la precondizione essenziale per un confronto civile tra gli opposti schieramenti: il rispetto. Se la premier se ne lamentava ecco che dai giornali antigovernativi fino ai salotti de La7 veniva ripetuta l’accusa di vittimismo. Bruciavano un manichino con le sue sembianze?

Era dissenso legittimo. Mettevano la premier a testa in giù? Erano innocui studenti con lo zainetto di Heidi manganellati dai poliziotti. E guai a criticare i cortei dei ProPal che portavano a fianco della bandiera della Palestina la foto di Meloni con le mani insanguinate. E che vuoi che sia se a qualcuno di quei bravi ragazzi scappava la scritta sul muro “Meloni appesa”, “Meloni come Kirk” e altre carinerie del genere. La premier invitava a abbassare i toni? Era vittimismo aggressivo, ci spiegava subito Massimo Giannini. A Carnevale a Reggio Emilia i centri sociali si sono divertiti con una finta ghigliottina a decapitare un cartello con la sua faccia.

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Ma guai a protestare. Arrivava Carofiglio a spiegarci che il vittimismo di Giorgia Meloni era “manipolatorio” perché così si sottraeva alle sue responsabilità. Per farla breve: a sinistra e da sinistra i discorsi di odio contro Meloni e altri esponenti di destra sono stati censurati, minimizzati, sottovalutati, nascosti, depotenziati in ogni modo e persino spudoratamente negati osservando che il termine “cortigiana” non era un insulto ma addirittura un mezzo complimento. Ragazzate, bravate, al limite ci si trincerava dietro la tesi delle “due piazze” sfoderata ora anche dal sindaco Lepore dopo gli scontri di Bologna: noi siamo pacifici, i cattivi chi li conosce, sono dell’“altra” piazza, mica della nostra. E adesso questo ridicolo piagnisteo per il video vannacciano come si mette insieme al coro di quanti parlavano di vittimismo?

La sinistra si appresta a fare una campagna elettorale fotocopia del 2022 quando non si esitava a attribuire a Meloni la volontà di sparare sulle navi dei migranti e di voler cacciare i rom stanandoli uno a uno. Frasi mai dette, intenzioni mai esternate. Si trattava e si tratta di pura mostrificazione, quelle licenze poetiche che solo agli aedi della sinistra sono concesse perché loro stanno dalla “parte giusta” della storia. E adesso ci si vorrebbe far credere che il limite lo ha passato Vannacci col suo video? E quelli dei Cinquestelle vorrebbero convincerci che l’indignazione di Conte per l’incitamento all’odio è veritiera? Uno che ha nelle sue file un deputato che parla di ginocchiere rivolto alla premier e che dimentica che i discorsi d’odio sono stati la caratteristica del populismo grillino fin dal primo “vaffa day”?

Clamoroso il caso di Di Battista che ha invitato gli indignati pro Gaza ad andare sotto casa di Meloni complice della mattanza dei bimbi palestinesi. Lei denunciò la cosa e le diedero della bugiarda perché non volle fare nomi. Ma Di Battista è stato persino superato da Alessandro Orsini che ha asserito che Khamenei è moralmente superiore alla premier. La sinistra dopo avere parlato per anni di vittimismo aggressivo da parte della leader della destra italiana adesso, colmo dei colmi, vorrebbe imitarla per un video di ironia noir. Che non ci piace di sicuro ma che è il segno di un andazzo di degenerazione della comunicazione politica dove le opposizioni si trovano a loro agio. Per intenderci: ognuno ha la sua Bestia quindi le lamentele indignate lasciano il tempo che trovano.

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