Se c’è un governatore che conosce il processo dell’Autonomia differenziata quanto il suo “padre putativo” Roberto Calderoli, questi è Alberto Stefani. Il leghista oggi alla guida del Veneto, quando era parlamentare (fino al dicembre 2025) è stato relatore alla Camera del disegno di legge che ha consentito di approvare la legge quadro che ha portato al semaforo verde per le pre-intese. Ad oggi sono quattro le Regioni che hanno chiesto di aderire all’Autonomia differenziata. Martedì il Parlamento ha votato i testi di Lombardia, Liguria e Piemonte. Ieri mattina è stata la volta del Veneto. E, pare, ci siano già altre regioni, anche del Centro-Sud che potrebbero chiedere analogo percorso.
Governatore che giornata è stata, per lei e per il popolo veneto, quella di ieri?
«Una giornata che ha portato ad un risultato importantissimo e che ha chiuso la fase parlamentare di questa riforma. Una giornata che ha messo un punto a una storia iniziata il 22 ottobre del 2017 con il referendum che ha sancito la democratica voglia di autonomia dei cittadini veneti».
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Prima di entrare nei tecnicismi e nelle polemiche politiche, da governatore c’è qualcosa che si sente di dire ai suoi cittadini?
«Mi sento di dire loro “grazie” per la pazienza e per chi, invece di fare polemiche, ha studiato, si è informato e capito che quello dell’Autonomia è un passaggio istituzionale complesso e che per arrivare a questo risultato ci voleva tempo».
In molti non l’hanno capito, accusando la Lega di aver abbandonato i suoi temi storici, e invece...
«E invece la Lega nella sua storia non ha mai ottenuto così tanto in chiave autonomista, come in questa legislatura. Questo traguardo è anche una risposta netta a chi ci ha attaccato in maniera strumentale su questo tema».
Stefani, eppure c’è una parte del Paese che non vuole capire. La sinistra.
«La cosa paradossale è che la Lega e il centrodestra sono arrivati a questo risultato applicando una riforma, quella del 2001, voluta e votata proprio da un governo di centrosinistra.
Questo dà la misura di quanto siano strumentali queste critiche. Così come i ricorsi annunciati di Decaro o gli appelli dei sindaci del Sud (un centinaio, ndr) per provare a fermare una decisione presa dal Parlamento, massimo organo della democrazia. Io rispetto le posizioni di chi non condivide questa riforma, ma resto convinto che l’Autonomia rappresenti un’opportunità. Il confronto politico è legittimo, ma credo che il merito della riforma debba prevalere sugli slogan».
Proviamo a spiegare ai lettori cosa succederà ora in Veneto (e ovviamente nelle altre regioni coinvolte)...
«Convocherò il Gruppo autonomie territori per sottoporgli il testo approvato in Parlamento. Poi toccherà al Consiglio regionale discuterlo e votarlo. Una volta approvato dall’assemblea veneta tornerà in Consiglio dei ministri per il via libera definitivo».
Secondo chiarimento: concretamente cosa cambierà per i cittadini dal momento in cui lei e i suoi colleghi governatori avrete maggiore autonomia sulle prime materie?
«In generale possiamo dire che con l’Autonomia verranno valorizzate responsabilità ed efficienza degli amministratori regionali. Entrando nel concreto, ad esempio in Sanità, avremo meno vincoli di spesa e più margini di intervento su come investire i soldi per garantire maggiore qualità e aggiungere servizi sanitari per i cittadini. Oggi i vincoli che ci vengono imposti da Roma sono troppo stringenti».
Altre due materie piuttosto importanti sono quelle relative alla Protezione Civile e alla previdenza complementare integrativa. Qui cosa cambierà?
«Anche in chiave di Protezione Civile avremo più libertà per gestire direttamente situazioni emergenziali sul territorio. Infine, potremmo proporre fondi pensionistici integrativi regionali che oggi ci vengono chiesti soprattutto dai giovani».
Tornando alle critiche, la più pesante è quella che con questa riforma il Sud resterà indietro e il Paese si sfascerà. Cosa replica?
«Le condizioni in cui oggi si trovano intere aree del Paese sono frutto di un sistema centralista di governo che c’è dall’inizio della Repubblica. Dire che l’Autonomia sfascerà il Paese è abbastanza surreale. E poi c’è un’altra cosa che la sinistra non dice...».
Cosa?
«Che grazie a questa riforma finalmente il governo stabilirà i livelli essenziali di prestazioni, che gli italiani aspettano da oltre vent’anni. E questo è molto importante perché si fissa un’asticella qualitativa sotto la quale nessuno potrà andare. Anche questo è un passo importante a favore dei cittadini».




