L'Aula della Camera, a voto segreto, ha approvato con 206 sì e 133 no la proposta del relatore di maggioranza nella giunta per le autorizzazioni di negare l'acquisizione delle chat del deputato ed ex sottosegretario alla giustizia, Andrea Delmastro, da parte della Procura. Ma non si è fatto mancare l'intervento della segretaria del Pd Elly Schlein.
"Il Parlamento oggi è chiamato a prendere una decisione che va molto oltre il caso concreto su cui deve pronunciarsi - le parole della segretaria del Pd -. Perché il voto che stiamo per dare non è un voto soltanto che dirà molto rispetto alla vicenda che coinvolge l'onorevole Del Mastro, ma anche e soprattutto sul rapporto tra Parlamento e magistratura, sul modo in cui si intendono le prerogative previste dalla Costituzione e quelle dei parlamentari della Giunta per le Autorizzazioni e più profondamente dell'idea che della legalità ha la maggioranza che in questo momento governa il paese e che mette in pratica quando essere coinvolto è uno dei suoi esponenti due pesi e due misure. Giustizialisti con gli avversari e iper garantisti sempre con i propri colleghi di partito".
E ancora: "La presidente del consiglio aveva scelto parole molto nette, aveva detto che non avrebbe più coperto nessuno. Perché la presidente del Consiglio sta facendo il contrario? Consentite l'acquisizione di quelle conversazioni e lasciate che emerga la verità. Permettete che ogni dubbio venga finalmente chiarito. La trasparenza produce esattamente questo effetto, chiude le polemiche, rafforza la credibilità delle istituzioni e restituisce fiducia ai cittadini. Per anni abbiamo ascoltato esponenti di Fratelli d'Italia dai banchi dell'opposizione sostenere che chi esercita funzioni pubbliche ha il dovere di sottoporsi a ogni verifica perché la credibilità delle istituzioni passa anche dalla disponibilità a non sottrarsi ad alcun controllo. Poi, arrivati al governo, questo principio è cambiato improvvisamente. La trasparenza continua a essere invocata solo se riguarda qualcun altro, mai se stessi e io mi chiedo perché le regole cambino ogni volta che essere coinvolte è qualcuno che appartiene alla stretta cerchia della presidente del Consiglio".
"Vi chiediamo di non impedire la ricerca della verità su un processo per fatti connessi alle mafie altrimenti non vogliamo mai più sentirvi nominare Paolo Borsellino - ha concluso Schlein - e dire che sarebbe stato un ministro di questo governo, perché la memoria dei servitori dello Stato che hanno sacrificato la vita nel contrasto alle mafie appartiene a tutti, appartiene alla Costituzione e oggi suggerirebbe di votare tutti insieme per far fare il proprio lavoro ai magistrati che contrastano le mafie".




