Sugli immobili c’è un’altra vicenda che ha investito, seppure indirettamente, Giuseppe Conte. Il riferimento è al cosiddetto “decreto rilancio” del 19 maggio 2020, convertito nella legge numero 77 del 20 luglio. Qui, all’articolo 180 comma 3, c’è una norma che dà un colpo di spugna alla fattispecie di reato del peculato da omesso versamento della tassa di soggiorno, un’imposta che pagano i turisti e che i gestori delle strutture ricettive sono poi tenuti a versare agli enti locali. La norma, all’epoca del governo a guida giallo-verde, provocò non pochi grattacapi all’attuale leader del M5S perché a beneficiarne fu anche il “suocero” di Conte, Cesare Paladino, proprietario dell’hotel Plaza e padre della sua compagna, Olivia.
Giuseppe Conte, FdI lo inchioda dopo lo scoop di Libero: "Ipocrita, il moralista immobiliarista"
Oltre a essere l'aspirante leader del campo largo, Giuseppe Conte non ha mai smesso i panni dell'avvocato. O meg...Paladino, infatti, aveva patteggiato una pena a un anno, 2 mesi e 17 giorni di detenzione per il reato di peculato in relazione a oltre due milioni di euro di tasse di soggiorno versate dai clienti dell’albergo e trattenuti dal 2014 al 2018. Il provvedimento varato dal governo del “genero”, però, derubricò il reato in illecito amministrativo. Inevitabili le polemiche, con Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali, che rispose con queste parole all’interrogazione presentata sull’argomento da Michele Anzaldi di Italia Viva: «Non c’è nessun mistero, l’iniziativa è mia e non si tratta di una norma salva suoceri o di una fantomatica manina di Palazzo Chigi. Il Presidente del Consiglio non ne era a conoscenza prima che io la portassi a Palazzo Chigi così come io non sapevo della vicenda Plaza».




