Bonaccini Stefano, simbolo dell’apparato sconfitto dalla femminista intersezionale, non è nuovo a scivoloni comunicativi. In tv non tollera interruzioni, sfiora spesso l’arroganza nelle risposte e nella postura. Sembra covare il risentimento tipico del burocrate di partito che pretende obbedienza per dovere di tessera. Figuriamoci quanto rancore avrà accumulato dopo che la ragazza con le sneakers e la borraccia termica gli ha soffiato la segreteria. Da allora cerca una rivincita che tarda ad arrivare ripetendo sempre la stessa cosa: ci vuole prima il programma, ci vuole un’idea del Paese, ci vuole il progetto. Prima delle alleanze, prima delle primarie, prima di cementare il campo largo. Un disco rotto che non convince neanche quelli della sua corrente che infatti non si fanno coordinare da lui ma dal senatore Alessandro Alfieri. Ora, uno così, dà lezioni alla destra ripetendo con maggiore sciatteria quanto già detto da Corrado Augias dagli schermi de La7 (e ti pareva) e cioè che essere di destra è più facile perché si segue l’istinto, la pancia. A sinistra invece, tutti illuministi e illuminati.
Bonaccini prende in prestito la tesi e ripete l’insulto con un pizzico di rozzezza in più: quelli di destra? Hanno studiato poco, sono quelli che vivono ai margini. Poi, dopo che Meloni ha avuto gioco facile a replicare, fa una mezza marcia indietro facendoci sapere che lui è figlio del popolo. «Vengo dalla provincia e da una famiglia umile, due splendidi genitori che avevano pochi mezzi e poca istruzione, ma che hanno fatto l’impossibile perché io potessi avere le opportunità che loro non hanno avuto».
Stefano Bonaccini, Augusta Montaruli lo spiana: "Nessuno ha estrapolato"
“Bonaccini rincara la sua arroganza arrampicandosi sugli specchi in merito ad una risposta che non lascia equivoci...Il pezzo di carta, insomma, che per Bonaccini sarebbe il diploma di liceo scientifico. Ma se le sue origini sono così umili perché parla come un rappresentante della sinistra Ztl? Perché non ne azzecca una che sia una. Ha perso la guida dei riformisti per accordarsi con Elly Schlein e non fare il congresso prima delle elezioni politiche. Come ha scritto Il Foglio «pensa ancora che se Schlein va a Chigi per lui si riapre la partita. È convinto che gli lascerà la segreteria del Pd come i camerieri lasciano il ragù per fare la scarpetta». Uno così può salire in cattedra?




