Da Silvio Berlusconi a Giorgia Meloni. Vent’anni dopo, il centrodestra ha tagliato di nuovo il traguardo: il governo Meloni è il più longevo della storia. Merito, certamente, della solidità dell’alleanza. Ma soprattutto, come sottolineato dal capogruppo di Forza Italia alla Camera, Enrico Costa, «dello spirito liberale che, per primo, Silvio Berlusconi instillò nel dna della coalizione: la cornice entro cui opera il governo è quella che ci ha lasciato in eredità».
Onorevole Costa, Forza Italia e il centrodestra si confermano sinonimi di stabilità: qual è il segreto?
«La stabilità rappresenta una grande ricchezza per il Paese: si traduce in valore economico, in fiducia dei mercati e in autorevolezza con i partner internazionali. Ma ha anche una funzione pratica: i continui cambi di maggioranza, infatti, hanno un costo in termini di efficienza della macchina governativa. In questi 4 anni, il governo Meloni ha saputo approvare riforme strutturali, ma soprattutto lo ha fatto inquadrandole in una visione di Paese liberale grazie al contributo di Forza Italia».
In cosa si traduce questa visione liberale?
«Si mette al centro la persona e la si pone nella condizione di scegliere; non è lo Stato che sceglie per lei. Le faccio alcuni esempi. Sul fronte fiscale, la riduzione delle tasse è servita a far rimanere maggiori risorse nelle tasche dei cittadini. Lo stesso vale per la lotta alla burocrazia, che rappresenta un costo altissimo per le imprese, specie quelle più piccole. Uno Stato liberale agisce così: si palesa nella vita dei cittadini solo quando è strettamente necessario. E lo fa per semplificare le cose, mai per complicarle. Le dico di più: anche i decreti sicurezza sono provvedimenti liberali».
Si spieghi.
«Se un cittadino non è sicuro, non è in condizione di esercitare le proprie libertà. Prenda il fermo preventivo di chi può creare problemi durante le manifestazioni: garantisce l’esercizio del diritto di manifestare di tutti gli altri cittadini».
Il referendum sulla giustizia è stato l’unico vero passo falso del governo. Cosa è successo?
«Credo che le riforme più ambiziose necessitino di tempo per maturare. L’importante è proseguire sulla strada tracciata, dato che si è fatto molto per migliorare la giustizia. Penso alla riduzione dei tempi dei processi: grazie ai fondi Pnrr sono stati raggiunti gli obiettivi. Un cittadino, quando ha a che fare con la giustizia, non deve sentirsi abbandonato. A sinistra sono per il “fine processo mai” sul modello Bonafede, scaricando sui cittadini le inefficienze pubbliche; al contrario, noi vogliamo che lo Stato riconosca che quando la giustizia sbaglia non sono effetti collaterali fisiologici».
Come si fa nel concreto?
«Come Forza Italia presenteremo una proposta di legge sul ristoro dei danni causati dalla malagiustizia. Se, per esempio, a un innocente viene sequestrata ingiustamente l’azienda per mesi o anni, lo Stato non può girarsi dall’altra parte».
La ricetta di Berlusconi è sempre stata: “Meno tasse, meno tasse, meno tasse”. Dopo 4 anni però il ceto medio ancora aspetta. Arriverà un cambio di passo?
«È la direzione indicata da Forza Italia. Stiamo preparando proposte concrete in vista della Legge di Bilancio: estensione dell’aliquota Irpef del 33% fino a 60 mila euro, detassazione delle tredicesime, abolizione (almeno parziale) del bollo auto. Proporremo la flat tax incrementale per tutti: sull’incremento di reddito rispetto a quanto dichiarato l’anno precedente vogliamo un’aliquota del 5%. Serve poi aggiustare alcune storture nel rapporto tra fisco e italiani».
Per esempio?
«Ogni anno vengono inviate milioni di lettere, frutto di controlli automatizzati, che poi vengono annullate. Eppure questi controlli hanno un costo per i cittadini che sono costretti a rivolgersi a professionisti».
Quali sono i risultati che rivendicate con maggiore orgoglio?
«Penso alla credibilità internazionale acquisita grazie ad Antonio Tajani. Il suo metodo di lavoro basato sul dialogo è un valore nella politica estera come in quella interna. Penso al taglio del cuneo fiscale e alla riduzione delle tasse che abbiano voluto con tenacia. Poi all’avvio dell’iter per il ritorno al nucleare grazie al ministro Pichetto Fratin. Al taglio della burocrazia grazie ai ministri Casellati e Zangrillo, ai rinnovi di tanti contratti nel settore pubblico. Agli obiettivi centrati dal ministro Bernini che proprio ieri ha celebrato un numero record di posti letto negli studentati. Guardiamo poi al dibattito sui fantomatici “extraprofitti” che non si capisce cosa siano... Fi ha detto no a nuove tasse, ma ha favorito il dialogo con banche e aziende, ottenendo lo stesso il risultato senza penalizzare le imprese».




