Quattro mesi possono togliere ritmo, partite e certezze, ma non il talento. Carlos Alcaraz lo sta ricordando a New York, dove il suo ritorno dopo il lungo stop per l’infortunio al polso destro ha già prodotto due vittorie e, soprattutto, la sensazione che il tennis sia rimasto esattamente dove lo aveva lasciato. Prima ha superato 3-0 Safiullin, poi 3-1 Faria: un set perso, qualche passaggio da registrare, ma nessun segnale preoccupante sul piano atletico dopo i primi due turni.
Ed è forse questo il dato più importante. Perché il talento si può mettere in pausa, ma resta scolpito nella pietra di quella capacità innata di trasformare anche una giocata semplice in qualcosa che il pubblico aspetta. Alcaraz continua a fare Alcaraz: accelera, smorza, cambia geometrie, inventa. Con Faria ha avuto bisogno di un set per ritrovarsi, poi ha vinto otto game consecutivi e ha trasformato una partita inizialmente complicata in un’altra serata di spettacolo sull’Arthur Ashe.
Carlos Alcaraz, ormone impazzito per il capezzolo: caos agli Us Open
Il calvario è finito. Carlos Alcaraz è finalmente tornato a fare quello che gli riesce meglio: giocare a t...Il vero esame, naturalmente, arriverà più avanti. Dopo quattro mesi senza tornei non possono bastare due partite per certificare la tenuta sulla distanza di uno Slam, ma il corpo, finora, ha risposto e la mano non sembra aver dimenticato nulla. Anzi, lo stop potrebbe aver lasciato in eredità anche una consapevolezza nuova. «In futuro mi prenderò delle pause, magari di uno o due mesi, saltando qualche torneo, perché è impossibile giocarli tutti», ha spiegato dopo la vittoria. Un messaggio al calendario e forse anche a se stesso. Alcaraz ha capito che per continuare a incantare non serve esserci sempre, serve soprattutto arrivare bene quando conta. E a New York, per ora, è tornato esattamente così.




