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Giuseppe Conte fuori controllo tira per la giacchetta Mattarella

di Tommaso Montesanosabato 12 settembre 2026
Giuseppe Conte fuori controllo tira per la giacchetta Mattarella

3' di lettura

Accantonato il tema delle preferenze, sulla legge elettorale per l’opposizione lo psicodramma del giorno è la raccolta delle firme per le forze politiche non presenti in Parlamento. Ieri l’Aula del Senato ha approvato - con 87 voti favorevoli e tra le proteste dei gruppi del centrosinistra - l’emendamento 1.321 presentato da Antonella Zedda, di Fratelli d’Italia, che di fatto riscrive la norma “anti-frammentazione”, che nella formulazione approvata alla Camera prevedeva di escludere dal conteggio ai fini del calcolo del premio di maggioranza le liste in coalizione sotto il 3% dei voti (ad eccezione del “miglior perdente”).

Trattandosi di una soglia di sbarramento implicita, ma di fatto “mobile”, per motivi di chiarezza gli “sherpa” del centrodestra hanno deciso, ai fini del mantenimento di una norma per contrastare la frammentazione delle liste, di intervenire sul numero delle firme necessarie, per le formazioni politiche non presenti in Parlamento, per essere presenti alle elezioni.

IL NODO ONORATO

Sottoscrizioni che passano, per ogni circoscrizione elettorale, dalle attuali 1.500 a 6mila. Con deroghe ed esoneri per i gruppi politici o componenti parlamentari già presenti alla Camera e al Senato (sono esentati i gruppi presenti dall’inizio della legislatura nelle due Camere e chi ha una rappresentanza in almeno una delle assemblee al 31 dicembre 2025. Chi si è costituito dopo, come Futuro Nazionale, se la cava con massimo 2mila firme).

I partiti del Campo largo, incassata la sconfitta sulle preferenze - «un tentativo di tranello finito nel nulla», l’ha definito il presidente del Senato, Ignazio La Russa - hanno iniziato a protestare. Il più agitato è Giuseppe Conte, che si è appellato al Capo dello Stato: «Questo fanno gli illiberali e antidemocratici che sono al governo. È una vergogna. Invito il presidente Mattarella a bloccare questa norma costruita per tutelare la casta che è già in Parlamento».

Analoga tirata per la giacca del presidente della Repubblica l’ha fatta Rifondazione comunista: «Solo un governo di fascisti poteva approvare un emendamento che innalza ad almeno 450mila il numero delle firme necessarie per presentarsi alle elezioni». Conte si è offerto di aiutare i “cespugli”: «Il M5S è a vostra disposizione per la raccolta delle firme. Il Movimento è disponibile a fare la sua parte». Attivismo che ha una spiegazione molto semplice: il timore che la quantità di firme richieste diventi uno scoglio insormontabile per Progetto Civico, la formazione di Alessandro Onorato cui sta lavorando il padre nobile del Pd, ma gran consigliere dello stesso Conte, Goffredo Bettini. Non a caso Onorato ieri si è appellato a Giorgia Meloni, definendo «una truffa» l’emendamento Zedda, una «norma anti-costituzionale. Vuol dire che tu immagini che questo Paese sia una dittatura».

In serata si fa sentire anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, che denuncia l’introduzione di «un numero di firme esorbitante, che limita l’accesso democratico alle prossime elezioni. Una ragione di più per fare muro».

IL CALENDARIO

Il Senato tornerà a riunirsi per votare gli emendamenti lunedì 14 settembre alle 11,30. In calendario, l’esame dell’articolo 2. Il giorno dopo è previsto il voto finale sulla legge (a scrutinio palese). Il testo, poi, essendo stato modificato, dovrà tornare all’esame della Camera, dove è stato inserito nel calendario di lunedì 28 settembre. La premier rispedisce al mittente le accuse delle opposizioni. «Gli italiani avranno la possibilità di scegliere la coalizione, il premier, il programma, il parlamentare quando andranno a votare nelle prossime elezioni politiche e io sono fiera che questo lo abbia fatto il centrodestra», ha detto Meloni. Quanto alle critiche del centrosinistra sulle preferenze, ribadisce che non sono credibili: «Mancano in questa nazione per l’elezione del Parlamento da oltre trent’anni anni e non più di un mese fa la sinistra festeggiava con lo champagne in Aula per aver affossato l’emendamento».