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Schlein, "un complotto contro di lei": il pranzo Conte-Bonelli e il patto della lenticchia

di Elisa Calessivenerdì 9 ottobre 2026
Schlein, "un complotto contro di lei": il pranzo Conte-Bonelli e il patto della lenticchia

4' di lettura

Non c’è ancora il tavolo del programma, ma in compenso un altro tavolo, ieri, ha fatto discutere il centrosinistra. Un desco vero, al ristorante di Montecitorio. È qui che si sono seduti, uno accanto all’altro, Giuseppe Conte e Angelo Bonelli. L’idea («estemporanea», precisano i convitati) nasce a margine del voto di fiducia sulla legge elettorale.

Conte e Bonelli sono seduti su un divanetto. Parlano, come accade spesso tra loro e con Schlein. Decidono di pranzare insieme. Chiamano anche Nicola Fratoianni, ma il leader di Sinistra Italiana declina perché ha già mangiato alla buvette e deve andare in commissione Esteri. Si dirigono, così, verso il ristorante solo Conte e Bonelli. Menù: zuppa di lenticchie. Il pranzo dura circa un’ora e dieci. Ma anche questa volta (non è la prima, no) fanno notizia gli assenti. Non c’è, infatti, la segretaria del Pd, Elly Schlein, che pure si trovava alla Camera dei deputati per il voto sulla legge elettorale.
In un momento normale, non ci sarebbe niente di strano.

Il problema è che al Nazareno, da alcuni giorni, si è alzata decisamente la guardia: nei confronti degli alleati, ma anche dei propri dirigenti, diciamo nei confronti di tutti. Si temono e si sospettano dappertutto trame e operazioni contro Schlein. Del resto, la realtà ha dato più di qualche elemento oggettivo per essere sulla difensiva. Da ultimo la scelta di Conte di rilevare un incontro con la segretaria che doveva rimanere riservato, quello nel quale si è detto disponibile a un passo indietro per un terzo nome (Roberto Gualtieri). Ovvio che, in un momento come questo, con Schlein e Conte che ancora non si parlano, il pranzo a due Conte e Bonelli ha alimentato nuovi sospetti. O perlomeno qualche fastidio. E questo nonostante il co-portavoce di Avs sia, da sempre, tra i più unitari, instancabile nel spegnere le tensioni e cercare di mettere tutti insieme.

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Ma i tramestii, le voci, i movimenti di queste settimane hanno reso i dem sospettosi di chiunque. Per esempio da alcuni giorni si ragiona sul fatto che, sulla base dei sondaggi, il blocco M5S-Avs ha superato il Pd. E questo potrebbe cambiare gli equilibri, mettendo in difficoltà il Pd. Oppure potrebbe diventare un asse contro Schlein alle primarie. Finora, infatti, si è sempre dato per scontato che Avs, ai gazebo, avrebbe sostenuto Schlein. Ma se, invece, scegliesse di schierarsi di Conte? A quel punto la gara, per la segretaria, sarebbe ancora più difficile.

PATTO DELLE LENTICCHIE

All’uscita, il presidente M5S ha detto ai cronisti che «non si è parlato di politica». Poi, incalzato su un prossimo incontro anche con la leader dem sul programma, ha aggiunto: «Certo, ci sarà un incontro sul programma». Niente di programmato, ha precisato Angelo Bonelli. Bocche cucite anche dopo, anche se non è difficile immaginare che al centro dell’incontro ci siano stati i nodi ancora irrisolti del campo largo: quando fare il programma, le primarie, con che regole. Sul primo punto, in realtà, sembrerebbero tutti d’accordo.

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Il programma, ha detto proprio Bonelli in una intervista a Repubblica, deve essere chiuso «al massimo entro fine novembre», «non possiamo completarlo a ridosso delle elezioni», anche perché «dobbiamo illustrarlo al Paese». Il problema è che non si è d’accordo su chi partecipa alla stesura del programma. Per Elly Schlein devono partecipare tutte le forze interessate a costruire un’alternativa alla destra, quindi anche i centristi. L’idea della segretaria è di aprire ai soggetti presenti in Parlamento, Italia Viva e Più Europa. Ma già su questo il M5S non la pensa allo stesso modo, come ha fatto intendere ieri la vicepresidente del M5S, Vittoria Baldino: «A stabilire il perimetro del fronte progressista», ha spiegato a Sky Tg24, «saranno il programma, i temi e la direzione che vogliamo dare al Paese». Dunque, prima si fa il programma tra i partiti del nocciolo costitutivo del campo largo, Pd, M5S, Avs, poi si propone agli altri: chi ci sta, è il benvenuto. «Serve un programma chiaro e servono garanzie che chi decide di far parte di questo progetto sia disposto a rispettarlo e ad attuarlo per tutta la legislatura».

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Il destinatario implicito del ragionamento è Matteo Renzi. Se è disponibile ad accettare quanto gli azionisti del campo largo decideranno, bene. Se no, tanti saluti. E non è solo sul programma che ci sono distanze. Il Pd vuole fare le primarie dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale, quindi presumibilmente in febbraio. Mentre Bonelli, in questo, la pensa come Conte: «tra gennaio e marzo mi sembra un po’ tardi», ha detto a Repubblica.