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Conte, mazzata a Bonelli e Fratoianni: "La patrimoniale non funziona", "Non siamo ideologici"

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giovedì 15 ottobre 2026
Conte, mazzata a Bonelli e Fratoianni: "La patrimoniale non funziona", "Non siamo ideologici"

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La patrimoniale "l'abbiamo studiata e ristudiata. Vorrei uscire dal quadro ideologico": Giuseppe Conte lo ha detto all'evento "Insieme per il futuro di Roma e del Lazio, un anno dopo" promosso dall'Osservatorio economico e sociale Riparte l'Italia. Il leader del Movimento 5 Stelle, dunque, boccia e affonda uno dei cavalli di battaglia di Alleanza Verdi e Sinistra, spiegando che in Europa "non ha mai funzionato, perché c'è un problema di calcolo del patrimonio. I mega ricchi poi si spostano facilmente, che gli importa di rimanere in Italia?". 

Quando gli è stato chiesto come pensa di affrontare il problema con quelli che dovrebbero essere suoi alleati, ha risposto: con Bonelli e Fratoianni "ne parleremo, ma porterò degli esempi, porterò la documentazione. Non sono ideologico in questo momento". Quelle relative alla politica estera, quindi, non sembrano essere le uniche spaccature nel centrosinistra. Ecco che spunta adesso anche un nuovo tema possibilmente divisivo. Due macro-argomenti che rendono sempre più difficile mettere d'accordo tutte le anime del campo largo, nonostante il forte desiderio della sinistra di impedire una nuova vittoria del centrodestra. 

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Non è tardata ad arrivare la risposta dei diretti interessati: "Caro Giuseppe, anche noi non siamo per nulla ideologici e porteremo al tavolo della discussione materiali e studi che dimostrano come le obiezioni più frequenti e ripetute, a cominciare dalla 'fuga dei capitali', siano largamente infondate", hanno dichiarato Bonelli e Fratoianni. Poi hanno aggiunto: "Peraltro, la proposta che abbiamo avanzato sulla 'restituzione fiscale', che contiene un'imposta sulle grandissime ricchezze a partire dai 5,4 milioni di euro, è condivisa dalla maggioranza assoluta degli elettori italiani, dunque non solo dall'elettorato progressista, dove le percentuali sono ben più alte. Per questo siamo convinti della bontà di una proposta che non è più rinviabile di fronte alla diseguaglianza che continua a crescere e alla necessità di recuperare risorse per sostenere un programma di alternativa che sia davvero coraggioso". 

Rispondendo a una domanda di politica estera, in particolare sull'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea, Conte invece ha detto: "È evidente che l'Europa è cresciuta. Ci siamo tutti" misurati con la "possibilità di un allargamento indiscriminato. Ma gli interessi economici, anche la storia, le premure dei Paesi baltici sono completamente differenti dai Paesi del Mediterraneo, dei paesi del nord, scandinavi e via discorrendo. Ed è un problema. Se oggi entrasse l'Ucraina, deve prima predisporre tutto il suo ordinamento interno e quindi recepire tutte le direttive, adeguarsi, eccetera, perché sennò diventa uno squilibrio immane insostenibile. E per far questo ci vogliono anni e anni".

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