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Dalle battaglie alle strade. I parà elogiati anche dal Colle

Il presidente parla di coraggio, impegno e professionalità passati e presenti dei militari col basco amaranto
di Marco Patricellilunedì 26 ottobre 2026
Dalle battaglie alle strade. I parà elogiati anche dal Colle

3' di lettura

Il basco amaranto ha fatto scolorire il rosso dell’avversione ideologica. I paracadutisti della Brigata Folgore, schierati nelle strade di Milano dal Governo per la sicurezza dei cittadini, stavolta non hanno fatto sollevare le solite muffite litanie su militari, militarizzazioni e repertorio polemico sulla guerra fascista e la commemorazione di El Alamein. Difficile, infatti, recitare a soggetto i soliti luoghi comuni se anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato parole nette sul passato e sul presente, sulla storia e sulla cronaca. Il capo dello Stato ha parlato dei parà lodandone la professionalità al servizio della sicurezza e l’impegno per la pace, senza tacere dell’eroismo dimostrato sul fronte africano e nella guerra di liberazione, in continuità ideale. La Folgore è stata protagonista assoluta sugli scenari del secondo conflitto mondiale, dalla campagna nelle sabbie nordafricane a quella per il riscatto e l’unità nazionale.

ONORE

Mattarella ha usato i termini di coraggio e onore, e quindi i valori di un’identità militare che è espressione nazionale, proprio nel messaggio per la Festa e il raduno dei paracadutisti, in simultanea con l’impiego operativo nel “sabato caldo” della replica della manifestazione di protesta nei giorni scorsi degenerata in violenze contro le forze dell’ordine e le attività commerciali. L’arrivo dei baschi amaranto, soldati e soldatesse altamente addestrati nell’unità d’élite dell’Esercito italiano, è stato salutato con favore e non certo con quell’“allergia alla divisa” preconcetta e sbandierata persino orgogliosamente da una certa sinistra fuori dalla storia e dalla logica. I ragazzi della Folgore degli Anni ’40 scrissero pagine nobili per una causa sbagliata, ma per essi la parola eroismo non fu un’iperbole, come testimoniarono persino i nemici di allora. A El Alamein i paracadutisti vennero impiegati come fanteria semplice. Non si lanciarono mai su Malta, per cui erano stati addestrati, perché Erwin Rommel si oppose, convinto di poter battere da solo gli inglesi.

FERMARONO I CARRI INGLESI

Il memorial progettato e voluto da Paolo Caccia Dominioni, che personalmente si prodigò nel dare degna sepoltura ai caduti delle due battaglie, si apre con una frase una volta tanto non retorica: «Mancò la fortuna, non il valore». I parà fermarono i carri armati inglesi Matilda, contro le cui corazze non avevano pezzi d’artiglieria adeguati, aspettandoli in buche scavate nella sabbia da cui uscire per attaccare allo scafo bombe magnetiche o agganciandole sul fondo mentre passavano sulla loro testa. In pochi tennero le posizioni oltre ogni limite per consentire il ripiegamento degli italiani e dell’Afrika Korps tedesca, sopportando la pressione soverchiante dell’8ª Armata britannica del Maresciallo Bernard Law Montgomery superiore per numeri e mezzi.

AMMIRATI DAI TEDESCHI

Non a caso i paracadutisti tedeschi nutrivano la massima ammirazione per la Folgore, che come 185ª Divisione aveva adottato quella denominazione solo ad agosto 1942: tra il 23 ottobre e il 5 novembre era stata annientata a El Alamein. Al momento della resa gli inglesi resero l’onore delle armi e i generali britannici espressero ammirazione davanti agli ufficiali italiani. Dopo l’armistizio il reparto paracadutisti rispecchiò le lacerazioni di allora, e particolarmente dolorosa fu la scissione nella divisione Nembo con l’uccisione il 10 settembre 1943 del colonnello Giovanni Alberto Bechi Luserna. Sono suoi i versi riportati in epigrafe al sacrario di El Alamein e dedicati ai suoi ragazzi «onorati nel ricordo dello stesso nemico, essi additano agli italiani, nella buona e nell’avversa fortuna, il cammino dell’onore e della gloria». È stata della Folgore, ricostituita nella guerra di liberazione come Gruppo di combattimento, l’ultima operazione dei paracadutisti nella seconda guerra mondiale, quell’Operazione Herring (20-23 aprile 1945) ricordata anche dal presidente Mattarella.