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Il Pd ha venduto l’area di San Siro e oggi già rinnega il nuovo stadio

Sinistra milanese senza vergogna: per recuperare il voto dei Verdi fanno a gara a disconoscere quanto deciso. Majorino: «Non sappiamo ancora l’impatto...»
di Andrea Fatibenevenerdì 30 ottobre 2026
Il Pd ha venduto l’area di San Siro e oggi già rinnega il nuovo stadio

3' di lettura

Poco più di un anno fa, nella notte tra il 29 e il 30 settembre ‘25, l’aula consiliare di Palazzo Marino ha venduto San Siro e l’area circostante ai fondi proprietari delle squadre di Inter e Milan. Il dibattito, iniziato alle 16:30 del 29, terminò alle 3 del mattino seguente, dopo 25 emendamenti discussi e più di 200 esclusi. Il voto, che risolse un annoso psicodramma del centrosinistra, arrivò alle 3:46. Favorevoli: 24. Contrari: 20, tra i quali 3 di Europa Verde, 3 del Pd e Fedrighini dal Gruppo Misto.

Quello di San Siro non è di certo l’unico affare che ha fatto passare notti insonni alla giunta Sala. Ma se per lenire alcune ferite interne alla maggioranza il tempo spesso è sufficiente - come nel caso del gemellaggio con Tel Aviv, ad esempio - l’alienazione del Meazza e di 280mila mq circostanti si sta rivelando un’ulcera particolarmente ostinata. Tant’è che la “curva” dei vari candidati sindaci - o aspiranti tali - della sinistra, oggi fa campagna elettorale cavalcando animatamente il diffuso malcontento della città e prendendo le distanze dall’operazione... votata dagli stessi colleghi del Pd.

Almeno per quanto riguarda il capogruppo Pd in Lombardia, Pierfrancesco Majorino e il lanciatissimo assessore di Municipio, Lorenzo Pacini, che hanno portato le loro durissime opinioni in un dialogo aperto ai cittadini del quartiere interessato proprio poche ore prima dell’illustrazione del piano dei lavori al Castello. Un gesto «preoccupante», secondo Majorino, visto che «non sono concluse le procedure relative all’impatto ambientale e sanitario di un intervento tanto impegnativo», in quello che Pierfrancesco definisce «un modo arrogante di non voler considerare gli effetti» sulla cittadinanza.

Come se non avesse una ventina di compagni di partito seduti in aula, anche Pacini annuncia di voler «in tutti i modi fermare la gentrificazione» qui in corso e chiede che i 197 milioni della vendita vadano «tutti nel quartiere e sulle case popolari». Si accodano la professoressa e figlia d’arte Carlotta Cossutta e il candidato indipendente Tommaso Goisis: tutti s’impegnano a sostenere la richiesta di una Valutazione di impatto sanitario preventiva, pubblica, indipendente e vincolante, che influenzino le scelte progettuali. Lo stesso fa il Municipio 7 (anch’esso a maggioranza Pd), che vuol chiedere al Comune di integrare la Vas con una Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario.

I primi cantieri nell’area circostante sono stati avviati già demolita la storica biglietteria Sud - con tanto di veementi proteste dei comitati che da anni si oppongono. A preoccupare è l’esposizione del quartiere a «polveri contaminate e fibre di amianto» che si alzeranno dai camion per i due anni di lavori, così come quelle «di frantumazione e demolizione del vecchio impianto», di cui i polmoni dei tifosi saranno le prime vittime. E ancora per i lavoratori «a rischio silicosi e asbestosi». Ora, non c’è dubbio che la questione scotti - tanto da spezzare anche l’opposizione, con Forza Italia che uscì dall’aula nel momento del voto - e anche gli interrogativi restano molti. Ad ogni modo, il più grosso tra questi è uno solo: dov’era il Pd un anno fa?