Nel nuovo libro di Bruno Vespa, Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein, Giorgia Meloni traccia un bilancio politico e personale dei suoi quattro anni a Palazzo Chigi, soffermandosi sulle riforme, sulla politica estera e sui sacrifici legati al ruolo istituzionale.
La premier rivendica la coerenza del proprio impegno, affermando: "Sono in pace con la mia coscienza, non avrei potuto spendermi di più, sacrificare di più". Ribadisce inoltre di concepire la politica come una missione e un servizio ai cittadini, non come una ricerca del potere: "Io accetto questo impegno solo se penso di poter fare qualcosa di buono per gli italiani".
Tra le principali delusioni del mandato indica la sconfitta al referendum sulla giustizia, che considera un'occasione mancata per modernizzare il Paese e contrastare le degenerazioni delle correnti politicizzate. Secondo Meloni, il risultato ha evidenziato una contraddizione degli italiani: "È colpa tua se provi a cambiare ed è colpa tua se non ci riesci". Nonostante la battuta d'arresto, la premier assicura che continuerà a insistere sulle riforme.
Sul fronte internazionale, rivendica la sovranità italiana anche nei rapporti con gli Stati Uniti e Donald Trump, sottolineando: "Tra Nazioni amiche si può non essere d'accordo, come sulla guerra in Iran, ma la lealtà resta ferma". Evidenzia inoltre l'importanza della cooperazione strategica e della crescita dell'export italiano nonostante i dazi.
Poi Meloni affronta il lato più personale del proprio incarico, raccontando la difficoltà di conciliare il governo con il rapporto con la figlia Ginevra: "Ci sono giorni in cui esco che dorme e rientro che già dorme". Ammette quindi il desiderio di dedicarle più tempo, promettendo: "Le ho promesso che le dedicherò più momenti come questo". Infine parla anche del Quirinale e dà una lezione ai progressisti: "Ma chi lo ha detto che per essere un ottimo presidente della Repubblica si debba per forza venire dal centrosinistra? Trovo insopportabile questo 'razzismo culturale' per il quale una parte degli italiani, su per giu' la meta' o piu', debba sempre essere considerata figlia di un dio minore, in molti casi da gente che da giovane faceva il tifo per l'Unione Sovietica. Anche basta - aggiunge -. Dopodiche', pero', penso che le crisi isteriche che vengono alla sinistra ogni volta che si adombra la possibilita' che, la prossima volta, possa essere una maggioranza di centrodestra a indicare il presidente della Repubblica la dice lunghissima sulla concezione proprietaria che hanno delle istituzioni. Sono totalmente concentrata a chiudere bene questo mandato e a chiedere agli italiani di confermarmi la loro fiducia per altri cinque anni. Il Quirinale non è nei miei piani. Detto questo, non si capisce perché debba fare scandalo l'idea che una personalità di cultura conservatrice possa un giorno ambire a quel ruolo".




