L’82% dei sussidi regalati a chi non ne aveva diritto e miliardi di euro che non saranno più recuperabili. Il reddito di cittadinanza come il Superbonus: l’onda d’urto dei suoi effetti nefasti sulle casse dello Stato si propaga ben oltre la sua operatività, continuando a bruciare soldi pubblici anche negli anni a venire. Con buona pace di Giuseppe Conte e del Movimento Cinquestelle, che non smettono di dare lezioni su come usare il denaro dei contribuenti.
Ha fatto scalpore, qualche giorno fa, la notizia lanciata dal ministro del Lavoro, Marina Calderone, sulla valanga di truffe collezionata dal reddito di cittadinanza, per un ammontare di 1,7 miliardi. Già questo sarebbe bastato a tappare la bocca dei pentastellati, se non per chiedere scusa agli italiani.
Ma c’è di più. Ancora più raccapriccianti sono i dettagli di queste elargizione illegittime del sussidio grillino fornite ieri dall’Inps. A svelare la verità sullo straordinario obolo che secondo l’ex leader e vicepremier Luigi Di Maio aveva consentito di abolire in un colpo solo la povertà (che poi paradossalmente è diminuita solo dopo la cancellazione del reddito di cittadinanza), è stato Fabio Vitale, componente del Consiglio di amministrazione dell’Inps.
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Fratelli d'Italia porta via il Sud a Giuseppe Conte? Al via "Sud - Locomotiva d'Italia", il tour di Fd...«Oltre 1,7 miliardi di euro di reddito e pensione di cittadinanza pagati a chi non ne aveva diritto», ricapitola Vitale, «di cui 1,463 miliardi ancora da recuperare al 31 dicembre 2025». E ancora: «Il dato più eclatante riguarda chi ha taciuto una detenzione o condanne che escludevano dal sussidio: sulle domande del 2019-2021, oltre l'82% delle posizioni controllate dalla Guardia di Finanza è risultato irregolare».
In poche righe ci sono informazioni devastanti per la finanza pubblica e per un giudizio complessivo sulla misura grillina su cui, Dio ce ne scampi, il campo largo sembra aver trovato un intesa volta a replicare lo strumento in una versione 2.0. Dove la novità principale non è quella di creare le condizioni per evitare che furbi e delinquenti si mangino le risorse dei contribuenti, ma di aumentare la dote a disposizione, che passerebbe a ben 10 miliardi l’anno.
L’inps ci rivela che gli 1,7 miliardi di soldi rubati allo Stato sono finiti prevalentemente nelle tasche di detenuti o condannati, quindi di criminali e delinquenti, invece che in quelle di indigenti e bisognosi onesti. Che buona parte di questo denaro, 1,46 miliardi, non è recuperabile per ovvi motivi. Che i dati sono riferiti solo ai controlli effettuati tra il 2019 e il 2021, quindi c’è una verosimile probabilità che altri miliardi buttati spuntino con le verifiche sugli anni successivi. E che, infine, la percentuale di truffe sui casi sospetti arriva addirittura all’82%.
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Con l’abolizione del reddito di cittadinanza sono diminuiti i fannulloni. Non è una sintesi giornalistica f...Questo significa, prosegue Vitale, che l’Inps guidato all’epoca da Pasquale Tridico, oggi battagliero e pimpante europarlamentare di M5S, ha gestito disastrosamente la pratica. «Quando più di quattro posizioni su cinque risultano irregolari, non siamo davanti a casi isolati, ma al risultato di una procedura costruita per pagare sulla fiducia», si legge nella nota. Il che significa, prosegue Vitale, che «per tre anni si è erogato sulla base delle sole autocertificazioni, anche a detenuti e condannati. Quelle somme oggi sono difficilissime da riavere, e il conto lo pagano tutti i contribuenti». Il consigliere dell’Inps assicura che «con l’Assegno di inclusione si è invertita la rotta, chiudendo la stagione delle autocertificazioni sulla fiducia». Poi, sulla base dei dati snocciolati, non nasconde i suoi timori.
«Preoccupa», dice, «che oggi qualcuno torni a immaginare un “Reddito 2.0”. Le risorse pubbliche sono limitate, anche per il peso lasciato sui conti dello Stato dal Superbonus e da un Reddito di cittadinanza erogato senza controlli adeguati». Facendo un rapido calcolo e sommando i circa 35 miliardi dell’obolo con i 174 spesi per le agevolazioni edilizie che hanno consentito anche ai ricchi di ristrutturarsi “gratuitamente” la casa, si arriva a circa 210 miliardi di euro caricati sul groppone dei contribuenti.




