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Marco Grimaldi e le molotov, "solo bottiglie di alcol"

di Tommaso Montesanodomenica 8 novembre 2026
Marco Grimaldi e le molotov, "solo bottiglie di alcol"

3' di lettura

E dire che domenica 1° novembre, interpellato dal Fatto Quotidiano, Marco Grimaldi era stato ancora più diretto: «Comunque sono più preoccupato per il trattamento riservato ai ragazzi in occasione dei cortei, come i tre fermati che ho incontrato la scorsa settimana al minorile: non hanno fatto niente e ora rischiano di rimanere bollati per sempre». Vale la pena delineare il contesto: l’argomento della conversazione del vicecapogruppo di Avs alla Camera con il quotidiano era la sua presunta “mostrificazione” da parte «dei giornali di casa Angelucci» e del centrodestra.

Ecco, nonostante l’assedio mediatico contro di lui - sarebbe stato definito «capo dei maranza», «re delle molotov», «facinoroso» - Grimaldi con generosità invitava a concentrarsi sulla sorte di quei tre ragazzi fermati durante il corteo del 18 ottobre a Torino con zaini contenenti - vale la pena citare un passaggio del quotidiano torinese La Stampa - «materiale per confezionare bottiglie incendiarie e un ordigno già pronto». Il gruppo è stato fermato da uomini della Digos nei pressi del monumento al Duca d’Aosta prima che le bottiglie fossero accese.

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Ragazzi tra i 15 e i 17 anni che Grimaldi poi incontrerà - utilizzando le sue prerogative di parlamentare al carcere Ferranti Aporti parlando, fuori dal penitenziario, di giovani «fragili» che non volevano «fare male a nessuno». Delineato il quadro della vicenda e il suo esito - i fermi degli adolescenti sono stati convalidati e per loro è stato disposto il trasferimento in comunità) - va detto che l’azione di Grimaldi ha suscitato qualche perplessità perfino negli ambienti della sinistra piemontese (certo non quella vicina all’area antagonista).

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Questo, però, è solo l’antipasto. Perché il meglio è arrivato dalla partecipazione dell’esponente del partito di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni alla trasmissione L’Aria che tira, su La7. Sollecitato dal conduttore David Parenzo a dare qualche spiegazione in più sulla scelta di andare «a trovare tre persone fermate perché avevano tre bombe molotov», Grimaldi ha subito precisato: «Tre bottigliette di alcol, è più giusto dirlo». Inevitabile il trambusto in studio e anche tra i telespettatori: andavano a un aperitivo in piazza? Il deputato di Avs, però, non ha mollato. Primo: «Questi tre ragazzi non sono tre ragazzi nordafricani... Sono tre ragazzi radicalizzati».

A quel punto è arrivata l’obiezione: sì, ma «avevano tre bombe molotov!». E Grimaldi imperturbabile: «Sono tre ragazzi italiani della provincia di Torino che si sono avvicinati a una manifestazione e non l’hanno nemmeno sfiorata» (la manifestazione). Già, ma allora perché quel materiale? Il deputato di Avs la parola “molotov” non è riuscito a pronunciarla: «Avevano in quegli zainetti tre bottiglie d’alcol con gli stoppini». Altro, inevitabile trambusto: «Sono stati fermati ... ma mi fa finire? Sono stati fermati, arrestati e vivranno i prossimi anni in comunità». Su decisione, questo Grimaldi non lo ha detto, del giudice del tribunale dei minorenni. Dettagli: «A differenza vostra, che volete mostrificarli, io sono andato ad ascoltarli e ho trovato dei ragazzini molto fragili, molto adolescenti e che non sapevano nemmeno perché fossero lì e questa è una cosa molto, molto pericolosa».

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