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EASD/20

Stile di vita corretto: è il tassello
mancante per curare il diabete II

L’aderenza alle raccomandazioni di uno stile di vita sana è piuttosto scarsa. Ma adesso, un sottostudio del TOSCA.IT ha messo spietatamente a nudo questo problema, individuando anche delle significative differenze di genere

12 Ottobre 2018

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Stile di vita corretto: è il tassello mancante per curare il diabete II

TOSCA.IT è uno studio di intervento multicentrico, randomizzato, aperto, a gruppi paralleli, volto a valutare l'eventuale riduzione dell'incidenza di eventi cardiovascolari in pazienti con diabete mellito di tipo 2, non adeguatamente compensati con la massima dose tollerata di metformina, dopo l’ aggiunta di pioglitazone, rispetto all’aggiunta di una sulfonilurea. I centri diabetologici partecipanti allo studio sono in totale 57, con 3028 pazienti randomizzati (1535 pazienti nel gruppo metformina + pioglitazone e 1493 nel gruppo metformina + sulfonilurea). L'outcome cardiovascolare primario composito si è verificato in 105 pazienti nel gruppo con pioglitazone e 108 pazienti nel gruppo con sulfonilurea, senza alcuna differenza significativa. Scopo di questo lavoro è stato quello di analizzare la dieta abituale dei 138 soggetti (95 uomini e 43 donne) partecipanti allo studio TOSCA.IT presso il Centro di Perugia, esplorare nella pratica clinica reale l'associazione di diverse proporzioni dei vari macronutrienti della dieta entro i range raccomandati dalle diverse autorità e verificare, inoltre eventuali differenze di genere.

Per quanto riguarda l'apporto lipidico, l'emoglobina glicata risulta significativamente più alta (p=0,021) negli uomini aderenti alle raccomandazioni rispetto ai non aderenti, mentre le HDL sono più basse nelle donne aderenti rispetto alle non aderenti (p=0,042). Sul fronte dell’assunzione di carboidrati, l'emoglobina glicata risulta più elevata negli uomini non aderenti (p=0,007) rispetto agli aderenti e le HDL più basse nelle donne non aderenti (p=0,02) rispetto alle aderenti. Per quanto riguarda la fibra, le HDL sono più basse negli uomini non aderenti rispetto agli aderenti (p=0,049), stessa situazione riguardo il colesterolo per i trigliceridi (p=0,03). Molto interessanti i dati sul consumo giornaliero di alcool: nelle donne non aderenti il peso e il BMI sono più alti rispetto alle donne aderenti (p=0,006 e p=0,03 rispettivamente), stessa situazione per la PCR (p=0,042).

“Nonostante la terapia nutrizionale sia un punto centrale nella patologia diabetica – commenta la dottoressa Alice Tantucci dell'Università di Perugia, una dei giovani ricercatori italiani presenti all’Easd grazie ad un travel grant della Società Italiana di Diabetologia SID – è difficile ottenere un'adesione ottimale alle raccomandazioni, soprattutto nel lungo termine; il nostro studio, seppur eseguito su una piccola coorte di persone, mostra che l'aderenza o meno alle raccomandazioni nutrizionali da parte delle più importanti organizzazioni operanti su questo argomento può influire sui fattori di rischio cardiometabolici e infiammatori a prescindere dall'uso di farmaci e dall'abituale consumo di sigarette”.

Più che una ‘dieta’ ideale, al paziente diabetico serve soprattutto una 'personalizzazione' della stessa, una personalizzazione, pur rimanendo fedeli alle raccomandazioni DNSG/SID sulla dieta mediterranea; sarebbe dunque interessante effettuare studi interventistici, e non solo osservazionali, che mettano a confronto diverse strategie dietetiche nella popolazione diabetica, e che siano di lunga durata, affinché emergano gli effetti sul metabolismo. Questo studio conferma l’influenza della qualità della dieta sul profilo di rischio cardiometabolico del paziente diabetico, ma anche la difficoltà ad ottenere un’adesione ottimale alla dieta raccomandata. Suggerisce inoltre la ricerca di nuove strategie che siano più efficaci a modificare i comportamenti alimentari dei pazienti.

“Le ricerche proposte – commenta il dottor Gabriele Perriello, Ospedale ‘Silvestrini’, Università di Perugia - sono originali e rappresentano certamente l’avanguardia della diabetologia italiana in termini di trial clinici randomizzati. L’importanza e l’impatto dei risultati ottenuti sono molto interessanti e svelano sia la scarsa aderenza dei pazienti alle raccomandazioni nutrizionali relative al consumo dei grassi, sia la diversità dei risultati tra uomini e donne, suggerendo la necessità di differenziare gli obiettivi educazionali e terapeutici tra i due sessi”.

Prdx6 deletion increased the risk of Type 2 Diabetes-associated Sarcopenia by impairing skeletal muscle cells differentiation

Autori: F. Pacifici1, B. Capuani1, F. Piermarini1, D. Pastore1, R. Arriga1, A. Coppola1, S. Rea1, G. Donadel1, A. Bellia1, D. Della-Morte1,2, D. Lauro1

1Dipartimento di Medicina dei Sistemi, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Roma, Italia.

2Università Telematica San Raffaele Roma, Roma, Italia.

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