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OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA SALUTE NELLE REGIONI ITALIANE

AAA cercansi medici disperatamente
“Saranno 14mila in meno in 15 anni”

Grave carenza di personale medico, soprattutto in Lazio, Molise e Lombardia, ma il trend è simile su tutto il territorio nazionale. Colpa dei tagli alla spesa sanitaria che hanno rallentato il turn over e dei pochi accessi all’università

26 Aprile 2019

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AAA cercansi medici disperatamente“Saranno 14mila in meno in 15 anni”

Situazione preoccupante nelle corsie e negli ambulatori degli ospedali italiani, che rischiano di vedere diminuita (e di molto) la presenza di personale medico. A dirlo è l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane – ente che opera all’interno di Vithali, spin off dell’Università Cattolica presso la sede di Roma – che, sulla base di dati del Ministero dell’istruzione e del Ministero della Salute, prevede che dei 56 mila medici che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) perderà nei prossimi 15 anni ne saranno rimpiazzati solo il 75 per cento, cioè 42 mila. Una congiuntura sfavorevole, determinata da un lato dall’età media molto avanzata dei nostri medici e dall’altro da un numero insufficiente di studenti di medicina: “questo scenario, determinatosi nel corso di anni in cui non è stata fatta una programmazione adeguata da parte delle autorità competenti, rischia di compromettere le basi portanti del Ssn – afferma il professor Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio - in un mondo in cui la carenza di medici e di personale sanitario sta diventando drammatica, l'Italia aggiunge la miopia di finanziare la formazione di un numero importante di giovani medici e di ‘regalarli’ poi a Paesi in grado di accoglierli a braccia aperte”. Dalle proiezioni effettuate dai ricercatori dell’Osservatorio nell’ipotesi che nel prossimo anno accademico 2019/2020 siano immatricolati 10 mila studenti, si può prevedere che di questi circa 8 mila e 700 arriveranno effettivamente a laurearsi in 6 anni. Considerando poi le immatricolazioni degli anni successivi, in 10 anni in Italia ci saranno circa 49 mila nuovi laureati in medicina e chirurgia. Non tutti i laureati accederanno alle scuole di specializzazione, è quindi possibile prevedere che gli specializzati tra 15 anni saranno circa 42 mila.

Sempre secondo le proiezioni dell’Osservatorio, per rimpiazzare i 56 mila medici in 15 anni saranno necessarie 13 mila e 500 immatricolazioni ai corsi di laurea in medicina e 11 mila posti di specializzazione. “Ma le università dovrebbero essere attrezzate per formare circa 5 mila studenti in più ogni anno - commenta Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio - Il tutto in un contesto in cui la dinamica della spesa sanitaria, a livello nazionale, è stata caratterizzata da un evidente rallentamento della crescita osservata dopo la prima metà degli anni ‘90”. La contrazione della spesa si è accentuata con l’introduzione dei Piani di rientro attivati per arginare il crescente aumento del deficit delle regioni. Tra le voci di bilancio maggiormente colpite dagli interventi la spesa per personale dipendente del Ssn, scesa nel 2016 al 30,6 per cento del totale della spesa sanitaria pubblica. Tale riduzione è stata ottenuta attraverso una forte contrazione del numero del personale dipendente, testimoniato dal turnover osservato negli ultimi anni che in alcune Regioni è arrivato al 25 per cento. In altre parole, su 100 pensionati ci sono state solo 25 nuove assunzioni”, aggiunge Solipaca.

Tale dinamica ha interessato anche i medici e gli odontoiatri del Ssn, il cui numero si è ridotto in modo costante tra il 2013 e il 2016, passando da 108.271 unità nel 2013 a 105.093 unità nel 2016 (-2,9 per cento). La dotazione minore di medici si riscontra nel Lazio, Molise e Lombardia le quali hanno 1,3 e 1,4 medici ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 1,7 per mille. Molise e Lazio sono le regioni che hanno sperimentato la diminuzione più marcata dal 2013, rispettivamente 16,3 per cento e 13,3 per cento. In generale, la dotazione di medici mediamente più bassa si registra nelle regioni del Mezzogiorno, ad eccezione della Sardegna e della Basilicata che vantano un rapporto medico/popolazione superiore alla media nazionale, rispettivamente 2,7 e 2,1 ogni 1000 abitanti. La riduzione del personale medico è assai preoccupante in quanto si accompagna a un progressivo invecchiamento. I dati risalenti al 2016 parlano di un personale over 55 nel 52 per cento dei casi. La dinamica temporale osservata dal 2013 al 2016 è molto preoccupante, infatti è aumentata di quasi il 10 per cento la quota di medici ultra sessantenni, la variazione è del 7 per cento al Nord, 8 per cento al Centro e sale fino al 14 per cento nelle regioni del Mezzogiorno. Per contro, tutte le fasce di età più giovani sperimentano una diminuzione del loro peso percentuale, calo generalizzato su tutto il territorio italiano. “La prospettiva futura è allarmante - affermano Ricciardi e Solipaca –  nel 2016, i medici con più di 55 anni sono oltre 56 mila, quindi nel corso dei prossimi 15 anni, a legislazione vigente e (si badi bene) al netto di uscite anticipate legate alla riforma nota come ’quota 100’, ci si attende una uscita per pensionamento di pari entità. Lo scenario appena prospettato è aggravato dal fatto che la programmazione degli accessi ai corsi di laurea in medicina e chirurgia, nonché quelli previsti per le scuole di specializzazione, non ha considerato il fabbisogno di medici che avrebbe dovuto assicurare, come dimostrano le stime che seguono effettuate dall’Osservatorio – concludono – il rientro dal deficit delle Regioni attuato tagliando la spesa per il personale medico da un lato, la cattiva programmazione degli accessi ai corsi di laurea e di specializzazione dall'altro mettono il Ssn di fronte a una vera emergenza per il futuro". (MATILDE SCUDERI)

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