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CHICAGO. ASCO 2019

Pembrolizumab: risultati epocali
a 5 anni nel tumore del polmone

Un paziente su 4 di quelli affetti da tumore del polmone in fase avanzata è ancora vivo a 5 anni grazie all’immunoterapia. Prima dell’arrivo di questi farmaci solo il 5,5 per cento tagliava questo traguardo di sopravvivenza

2 Giugno 2019

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Marina Garassino

Marina Garassino

L’immunoterapia si conferma sempre più un salva-vita per i pazienti con tumore del polmone. E’ quanto suggeriscono i risultati a 5 anni dello studio KEYNOTE-001, presentati a Chicago al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO). Lo studio ha dimostrato che a distanza di 5 anni era ancora vivo il 23,2 per cento dei pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule in fase avanzata (che rappresenta l’85 per cento di tutti i tumori del polmone), trattati con pembrolizumab e il 15,5 per cento di quelli che, prima di essere sottoposti all’immunoterapia, erano stati trattati con la chemioterapia. Per avere un’idea dell’importanza di questi risultati, basti pensare che, in epoca pre-immunoterapia, solo il 5,5 per cento dei pazienti affetti da questa forma di tumore tagliava il traguardo dei 5 anni di sopravvivenza.

“I risultati dello studio presentati qui all’ASCO – ha commentato Edward Garon, professore associato di medicina alla University of California Los Angeles (UCLA) – dimostrano che la prognosi inesorabilmente negativa da sempre associata alla diagnosi di tumore del polmone non a piccole cellule in fase avanzata non ha più motivo di essere. Il fatto che alcuni pazienti arruolati in questo studio, siano ancora vivi a distanza di 7 anni è davvero incredibile. Abbiamo inoltre riscontrato che i pazienti che presentano una buona risposta alla terapia dopo due anni di trattamento con pembrolizumab, hanno buone possibilità di sopravvivere oltre 5 anni”.

“Dati importanti – commenta Marina Garassino, responsabile della Struttura semplice di Oncologia Medica Toraco-Polmonare, Dipartimento Oncologia Medica, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – che confermano che la sequenza del trattamento nel tumore del polmone deve sempre iniziare con l’immunoterapia in prima linea. Lo studio presentato all’ASCO dimostra che il beneficio di pembrolizumab in monoterapia si mantiene a lungo termine, con un buon profilo di tossicità. Il pembrolizumab è un farmaco appartenente alla classe degli immunoterapici; legandosi al PD-1, una proteina espressa sui linfociti T, toglie loro il ‘freno’ che impedisce al sistema immunitario di scatenare un attacco contro le cellule tumorali. L’organismo ritorna così in grado di attaccare il tumore. (M. R. M.)

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