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LA ROCHE CHE VORREI

I tre cardini della governance:
trasparenza, terzietà ed eticità

L’azienda ha presentato un nuovo modello operativo che servirà a superare il conflitto d’interessi - ancora fonte di diffuso pregiudizio nel settore farmaceutico – e a tramutarlo in ‘comunione’ d’interessi

4 Luglio 2019

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Maurizio de Cicco

Maurizio de Cicco

In un’epoca dove la diffidenza nei confronti di settori trainanti della società come politica, scienza, e industria ha raggiunto un picco inusitato occorre uno sforzo concreto per ripristinare la fiducia tra parti sociali. Roche fa la propria parte nel tentativo di allontanare i pregiudizi che gravitano intorno al mondo del farmaco e lo fa rivedendo radicalmente le proprie modalità di interazione e di collaborazione con la classe medica, con le strutture ospedaliere, con gli enti di ricerca e le associazioni di pazienti. Dopo alcune esperienze pilota, sperimentate con successo negli anni passati, e a seguito di un lungo processo di ascolto dei propri interlocutori, l’azienda lancia il progetto ‘La Roche che vorrei’  che segna un cambio di passo nella gestione dei trasferimenti di valore verso tutto il settore. All’incontro di presentazione che si è svolto negli scorsi giorni a Milano sono intervenuti Carlo Cottarelli, presidente dell’Osservatorio conti pubblici, Maurizio de Cicco, presidente e amministratore delegato Roche Italia, Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe e Michele Tesoro-Tess, amministratore delegato Reputation institute Italia e Svizzera.

Il conflitto di interessi ha assunto ormai i contorni di vero e proprio monstrum evocato ogni qualvolta si deve gettare fango sui rapporti tra settori e in particolare tra pubblico e privato. Lungi dall’essere completamente eliminabile, il conflitto di interessi deve essere gestito in modo eticamente corretto. Trasparenza e terzietà sono le parole chiave trovate da Roche per una governance eticamente corretta. “Dobbiamo sconfiggere la ‘cultura del sospetto’ – afferma de Cicco - nonostante il nostro settore sia uno dei più regolamentati, continua ad essere oggetto di un diffuso pregiudizio particolarmente quando si tocca il tema dei rapporti tra industria e clinici. Bisogna prendere coscienza che, in sanità, la condizione di conflitto di interessi è fisiologica e ineliminabile: è importante imparare a gestirla in modo maturo e farla evolvere verso un concetto più appropriato di ‘comunione di interessi’. Rendere semplicemente pubblici i rapporti con la Pubblica amministrazione non basta, perché sono dati senza contesto che permettono di puntare il dito senza cognizione di causa. Abbiamo quindi avviato un processo interno all’azienda: la nostra ricetta è ‘La Roche che vorrei’ che si sta rivelando una soluzione realmente efficace per generare valore a beneficio di tutti. Auspichiamo che possa essere motore di un più ampio processo di cambiamento in grado di stimolare analoghe riflessioni all’interno dell’intero comparto”.

Tre le principali aree di intervento interessate dall’iniziativa: le donazioni, gli incarichi di consulenza e la partecipazione ad eventi e congressi. In particolare, le erogazioni liberali saranno assegnate tramite bandi, valutati da commissioni esterne indipendenti, che si rivolgono a enti di ricerca, strutture sanitarie e associazioni di pazienti. Tale processo verrà adottato sia da Roche, sia dalla Fondazione Roche. Massima trasparenza anche per gli incarichi di consulenza ai clinici: la nuova modalità di conferimento, tramite la stipula di contratto formale, prevede il coinvolgimento diretto dell’ente di appartenenza del medico a cui spetta la decisione finale se l’azienda possa o meno confermare l’incarico. La terza e ultima novità riguarda la partecipazione degli operatori sanitari a eventi e congressi scientifici: in questo caso Roche rinuncia a invitarli direttamente rimettendo la scelta al datore di lavoro del medico stesso. “La trasparenza è una questione fondamentale – conclude Cottarelli – penso che iniziative come questa, che introducono nuovi codici di condotta, basati sulla trasparenza e sulla terziarietà siano indispensabili per migliorare la percezione dell’equità del sistema da parte del cittadino, cioè dell’utente dei servizi sanitari. La trasparenza è importante in tutta la finanza pubblica ed in modo particolare in un settore delicato come la sanità”. (MATILDE SCUDERI)

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