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MAL DI TESTA ADDIO?

Stop all’emicrania con un’iniezione
mensile. O addirittura trimestrale…

A Milano un incontro per parlare di emicrania: una patologia invalidante eppure ancora sottovalutata. In arrivo un nuovo farmaco di Teva, un anticorpo monoclonale approvato dall'Agenzia Europea del Farmaco (EMA) a luglio

4 Ottobre 2019

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Da sin: Pietro Barbanti, Roberta Bonardi, Antonio Russo e Bruno Colombo

Da sin: Pietro Barbanti, Roberta Bonardi, Antonio Russo e Bruno Colombo

Piero Barbanti, direttore dell’Unità per la cura e la ricerca su cefalee e dolore dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma non ha avuto alcun dubbio: "siamo di fronte ad una svolta epocale, con una 'soluzione' al problema veramente nuova dopo oltre 60 anni". Stiamo parlando di una patologia a dir poco fastidiosa - ma per qualcuno terribile - che colpisce circa il 12 per cento della popolazione mondiale. Preferisce le donne: 16 per cento contro il 5 per cento dei maschi, quindi tre volte di più. Per il 70 per cento dei pazienti gli attacchi sono invalidanti e il 58 per cento vive nella paura costante che il dolore ritorni. Eppure solo il 37 per cento la considera una vera e propria patologia. Avere il mal di testa è ancora considerata una cosa ‘che capita’. Ben il 41 per cento di chi ha a che fare con questo disturbo si rivolge al medico dopo più di un anno dal primo episodio e il tempo medio per arrivare alla diagnosi raggiunge anche i 7 anni. Questi sono i numeri principali dell’emicrania, recentemente comunicati dal Censis. Su questi dati si è tornato a parlare e ragionare con alcuni dei protagonisti della neurologia in Italia. Si è svolto infatti a Milano un incontro che ha coinvolto, oltre al professor Barbanti, Antonio Russo, responsabile Centro Cefalee dell’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ di Napoli; Bruno Colombo, direttore Centro Cefalee, Dipartimento di Neurologia, IRCCS Ospedale San. Raffaele dell’Università Vita-Salute di Milano e Roberta Bonardi, Sr. Director, BU Innovative, Teva Italia & General Manager Teva Grecia.

Tutti d’accordo nel dire che non è più tempo di sopportare e convivere con l’emicrania. Oggi si può combattere in modo più efficace e anche prevenire. Se fino ad oggi circa il 50 per cento degli emicranici ha tenuto sotto controllo il disturbo con l’assunzione di medicinali da banco, oggi arriva sul mercato una nuova classe di farmaci che, secondo gli studi, sono efficaci nel ridurre la frequenza degli attacchi. Uno di questi è fremanezumab, approvato dall'Agenzia Europea del Farmaco (EMA) a luglio, grazie ai risultati di efficacia del nuovo anticorpo monoclonale documentati nel corso del programma di sviluppo clinico. La nuova molecola anti-CGRP, si somministra con iniezione sottocutanea. Teva Pharmaceutical Industries Ltd. ha recentemente presentato anche i risultati dello studio di fase 3b FOCUS, che ha coinvolto circa 800 pazienti, sia con emicrania cronica (più di 15 giorni di cefalea al mese) che episodica (meno di 15), tutti trattati per 12 settimane, dopo l’impiego senza successo di altre classi terapeutiche di farmaci. Dai risultati è emersa una riduzione significativa dei giorni di emicrania al mese. Un ulteriore studio a lungo termine ha rivelato in media una riduzione di oltre 6 giorni di emicrania al mese. In particolare, il 60% dei pazienti con emicrania, sia cronica che episodica, nell'ultimo mese di trattamento, presentava una riduzione del 50 per cento dei giorni con emicrania.

"L'emicrania è una delle malattie più diffuse al mondo e una delle più disabilitanti – ha spiegato Piero Barbanti – Al mondo sono più di 1 miliardo le persone che ci convivono ed è la seconda causa di disabilità a livello globale. Questo ci fa comprendere quanto sia importante parlarne e quanto siano necessarie migliori opzioni di trattamento e gestione – aggiunge Barbanti – Oggi valutiamo l’eccezionale opportunità offerta dai nuovi anticorpi monoclonali in arrivo". “L'emicrania, patologia documentata fin dai tempi dell'antico Egitto, giorno dopo giorno ci svela parte dei suoi segreti – ha chiarito Antonio Russo – Grazie alla ricerca sappiamo che l'emicrania lascia la sua impronta nel cervello. Questa informazione è importantissima, perché ci consente di fare passi avanti nella gestione clinica e terapeutica della malattia, riducendo i tempi della corretta diagnosi e di un adeguato percorso di cura”. “Inoltre l’età più a rischio è quella produttiva, dai 15 ai 55 anni – Ha detto Bruno Colombo – ed è evidente la riduzione della qualità di vita in termini di socialità, lavoro e ruolo familiare. C’è poi l’aspetto legato al rischio di soffrire di depressione, stati d’ansia, disturbi del sonno e obesità. Il consiglio è di rivolgersi a uno specialista e valutare una terapia idonea, ora anche con farmaci di profilassi”.

“Oggi abbiamo parlato di emicrania, una patologia che per molto tempo è stata quasi abbandonata – spiega Roberta Bonardi – Abbiamo sentito qual è l’impatto di questa patologia: è invalidante e con importanti ripercussioni sulla vita quotidiana, il lavoro e le relazioni affettive. Da qui il nostro impegno: fornire nuove risposte ai bisogni insoddisfatti dei pazienti. Inoltre, attraverso la corretta informazione e la formazione, cerchiamo di modificare il paradigma che vede l’emicrania ancora troppo spesso associata a un semplice mal di testa. Vogliamo aiutare i pazienti a trovare il percorso di cura più idoneo e soprattutto fare in modo che possano avere a disposizione i trattamenti migliori e più adatti”. (EUGENIA SERMONTI)

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