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NUOVE STRADE PER IL DIABETE

Al via ‘#diabeteontheroad’
la libertà di essere sé stessi

La nuova campagna di Roche diabetes care Italy racconta le esperienze delle persone che utilizzano il sensore impiantabile per il monitoraggio in continuo della glicemia grazie agli occhi del filmaker Fabio Persico

21 Ottobre 2019

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Al via ‘#diabeteontheroad’la libertà di essere sé stessi

“Ho inserito il sensore impiantabile per tenere meglio sotto controllo i valori della glicemia -  racconta Annalisa Salmistraro, persona con diabete alla quale hanno impiantato per la prima volta il sensore per il monitoraggio della glicemia nel marzo 2018 - da subito le cose sono migliorate e la mia vita è cambiata. Innanzitutto, sono riuscita a controllare meglio i valori del glucosio, con tutto ciò che ne consegue. Infatti, posso sapere i miei valori glicemici semplicemente guardando il cellulare e lui stesso mi avvisa quando ci sono variazioni verso l’alto o il basso. Inoltre, posso togliere e rimettere il trasmettitore facilmente e la piscina, o le altre situazioni che prima mi creavano imbarazzo, ora non sono più un problema”. Questa e altre storie animano la campagna '#diabeteontheroad - la piena libertà di essere sé stessi', un viaggio attraverso l’Italia per scoprire come le nuove tecnologie stanno cambiando la vita delle persone con diabete. Inizia con un giro per Roma e poi nelle fraschette dei Castelli, il viaggio raccontato da Roche Diabetes Care Italy attraverso gli occhi Fabio Persico, film-maker che ha raccolto la testimonianza di pazienti di 10 diverse città italiane accomunati dal cambiamento radicale portato nella loro vita dal sensore per il monitoraggio della glicemia in continuo. “I protagonisti di #diabeteontheraod sono persone al di là del diabete, con una gran voglia di esprimere sé stesse, tanti sogni e tante esperienze - spiega Fabio Persico, che ha iniziato il suo viaggio per l’Italia incontrando e intervistando le persone con il sensore impiantabile e i loro diabetologi - Entrare nella vita delle persone e raccontarne la quotidianità è una sfida. Quello che mi aspetto nelle prossime tappe della campagna è di incontrare storie sempre nuove, situazioni e sogni diversi che come pezzi di un puzzle, alla fine riusciranno a completare un quadro completo di quello che è il nuovo vissuto delle persone che utilizzano questo dispositivo”.

Vivere con il diabete, specialmente per il tipo 1, comporta una rigorosa autogestione e un controllo costante della glicemia. L’impegno è così oneroso che si calcola che nel corso della giornata una persona mediamente debba decidere 50 volte al giorno, per un totale di circa 1 ora, come adattare la propria terapia e spesso gestendo tutto da sola. L’obiettivo principale di tutti coloro che hanno ricevuto una diagnosi di diabete - in Italia secondo i dati Istat sono oltre 3 milioni di cui circa il 5 per cento di Tipo 1 - è quello di raggiungere un controllo metabolico ottimale, vale a dire mantenere la glicemia entro un target prestabilito, riducendo il rischio di episodi di ipoglicemia o iperglicemia Purtroppo, circa il 72 per cento del totale delle persone con diabete di tipo 1 e quasi il 50 per cento con diabete di tipo 2 non raggiunge un buon controllo glicemico, andando incontro a possibili complicanze acute o croniche. “La tecnologia è uno strumento che ha come obiettivo quello di migliorare la vita delle persone, non solo il loro stato di salute – ha spiegato Massimo Balestri amministratore delegato di Roche diabetescare Italy – e con i nostri sensori impiantabili ci stiamo riuscendo: sono proprio i pazienti a dirci che questi dispositivi hanno permesso loro di sentirsi un po’ più liberi dalla malattia diventando uno strumento imprescindibile nella loro vita. Questo viene confermato dal 93 per cento delle persone che una volta impiantato il sensore dichiarano di voler continuare ad utilizzarlo”.

In questo, un valido aiuto nella gestione del diabete è rappresentato dal sensore impiantabile che dispone di una nuova tecnologia in grado di determinare i valori di glucosio nel tessuto interstiziale fino a 180 giorni, a differenza dei sensori attualmente disponibili in Italia che hanno una durata di 6, 7 o 14 giorni.“Sono trascorsi quasi 100 anni della scoperta dell’insulina, una pietra miliare nel trattamento del diabete. La messa a punto dei dispositivi di monitoraggio continuo deve essere considerata allo stesso modo, perché è una tecnologia che cambia radicalmente la vita del paziente - afferma Paolo Di Bartolo, direttore rete clinica diabetologia Ausl Romagna, presidente eletto Associazione medici diabetologi (Amd) - sono ben poche le persone che si disposte a bucarsi il dito 10/12 volte al giorno, quindi raramente disponiamo di una quantità di dati sufficiente a monitorare bene il paziente. Ma con questa tecnologia il flusso di dati è continuo e i pazienti hanno imparato a gestirlo nel migliore dei modi, anche meglio di noi clinici. Sicuramente il ‘senso di libertà’ offerto dal sensore impiantabile, viene percepito dal medico che si sente più sicuro sull’aderenza al monitoraggio del proprio paziente e che riesce sempre a essere sotto controllo grazie alle vibrazioni del trasmettitore anche quando il telefono non è a portata di mano”.Il dispositivo è, infatti, costituito da un piccolo sensore impiantato sottocute nel corso di una seduta in ambulatorio di pochi minuti, nella parte superiore del braccio e da un trasmettitore che viene applicato nella zona sopra il sensore con un cerotto ed è interamente rimovibile in modo semplice e senza rischi. Il trasmettitore, inoltre, è in grado di avvertire fino a 30 minuti prima in caso di possibili ipo o iper attraverso una discreta vibrazione sul corpo senza la necessità, quindi, di avere con sé il telefono.

“Secondo Roche, il futuro sarà sempre di più focalizzato sull’integrazione dei numerosi dati generati da questi dispositivi con quelli in possesso del medico attraverso le visite e gli esami di laboratorio - conclude Balestri - Un’integrazione che deve passare, inevitabilmente, da piattaforme in grado di raccogliere e analizzare in modo strutturato una grande quantità di dati e che aiuteranno a colpo d’occhio il medico a comprendere meglio gli effetti della terapia e dello stile di vita nella gestione quotidiana del diabete, fornendogli inoltre la possibilità di individuare schemi o problemi non prevedibili nel regime terapeutico. Questa è la sfida che Roche, insieme alle società scientifiche che si occupano di questa patologia, ha deciso di raccogliere”. (MATILDE SCUDERI)

Questa prima edizione di #diabeteontheroad toccherà per il momento 10 città: Milano, Brescia, Verona, Napoli, Roma, Marino, Salerno, Foggia, Potenza, Udine.Per seguire il viaggio di Roche diabetescare Italy e Fabio Persico: www.sensoreimpiantabile.it/diabeteontheroad, pagina Facebook di Roche diabetescare e Fabio Persico, Instagram e Twitter

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